Italia
I cacciatori gli devastano l’orto biologico
Un proprietario di terreni a Barbaruta: «Hanno ucciso la lepre tra le mie zucchine, si avvicinano troppo alle abitazioni»
GROSSETO. Di solito lo svegliano all’alba della domenica e si avvicinano pericolosamente alla sua abitazione con le doppiette imbracciate: ora gli calpestano anche le verdure bio e gli ammazzano una lepre tra le sue zucchine. La Maremma è terra di cacciatori, ieri si è aperta la stagione venatoria, ma quanto descritto supera il tollerabile per Gian Luca Fiacchi, infermiere di 49 anni e proprietario di un piccolo appezzamento di terreno a Barbaruta, sul quale ha dato vita a una micro azienda di agricoltura biologica. Fiacchi ha intenzione di denunciare formalmente oggi quanto accaduto ieri.
Arrivano. Siamo a Barbaruta: è domenica. «Quattro cacciatori – dice Fiacchi – sono entrati nei miei campi. Mia cugina ed io eravamo circondati da loro e dai loro segugi. Abbiamo battagliato per un po’: a parole». Non è la prima volta che l’infermiere-agricoltore viene svegliato all’alba dai colpi di fucile. «Di domenica, alle sei della mattina – continua Fiacchi – senti già gli spari. Ogni anno all’apertura della caccia assistiamo impotenti a soprusi e violazioni perché nessuno fa nulla per vigilare sul rispetto delle norme».
Cani liberi. L’attività venatoria, in questo caso, limita – secondo Fiacchi – la sua libertà. A casa sua. «Oltre a sentirsi padroni – procede il suo racconto – uno dei loro cani è venuto a pochi metri dalla mia abitazione. Io sono costretto a tenere il mio pastore tedesco legato perché ho timore che possano azzuffarsi».
Pericolosamente vicini. E poi c’è la questione delle distanze di sicurezza. «Io capisco che sia difficile calcolare le distanze – precisa Fiacchi – A Barbaruta sono tutti campi, ma la norma impone ai cacciatori di non sparare a distanze inferiori a 150 metri dalle abitazioni. Credetemi, queste distanze spesso non vengono rispettate».
Al diavolo il cartello. Oltre a questo, ieri, a Barbaruta, secondo Fiacchi, è successo però anche altro. «In un punto del mio terreno – dice – ho messo un cartello che indica che lì c’è una coltura in atto. Ho scritto “divieto di passaggio”. Si tratta di un cartello scritto a mano, che ho posizionato facendo appello al buon senso». Non è servito a nulla. «Sono entrati lo stesso – dettaglia Fiacchi – Sanno che qui ci sono le lepri: sono talmente eccitati all’idea di sparare a quella bestiola, che non badano a nulla. Hanno calpestato ovunque, idem i cani, e, come se non bastasse, hanno ammazzato una lepre tra le mie zucchine».
Leprotti nel mirino. Per Fiacchi, tra l’altro, quelle lepri non sono bersagli da mettere nel mirino, impallinare e mostrare a mo’ di trofeo, ma simpatici scroccatori di insalata. «Qui le lepri non c’erano più – ci dice – Poi sono tornate ed io ero così contento.... Mi mangiano l’insalata, come gli istrici mi divorano i carciofi, ma che importa? Rinuncio volentieri a 20-30 cespi, fa parte del gioco».
Biologico a rischio. La piccola azienda messa su da Fiacchi segue un metodo biologico di coltivazione. Fiacchi investe per rispettare certi dettami e anche per farsi certificare le sue produzioni come bio, ma «loro sparano – dice – il piombo delle cartucce cade sul terreno e quando piove dove va a finire?». E dov’è finito invece quell’equilibrio tra uomo, animale e natura a cui tutte le associazioni venatorie dicono di ispirarsi?
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