Sicurezza
Ricatto a luci rosse al parroco: condannati
Due escort nei guai: avevano video e foto di rapporti consumati con l’uomo. L’estorsione dopo il furto di un calice
GROSSETO. La verità emersa nell’aula del tribunale di Grosseto dove si è celebrato il processo che vedeva imputati Soussi Kharbouch, 35 anni e Gianluca Di Biase, 26 anni, entrambi residenti nel napoletano, racconta una storia fatta di sesso, ricatti, debolezze, amore e tonache. Perché la vittima del furto aggravato e dell’estorsione messe in atto dai due è un ex viceparroco che da qualche tempo ha deciso di lasciare l’abito talare. Era la fine di novembre del 2015 quando Kharbouch e Di Biase, di professione escort, furono arrestati a Modena dopo una serrata indagine dei carabinieri del nucleo investigativo di Grosseto. I due uomini offrivano prestazioni sessuali in cambio di soldi attraverso un sito Internet nel quale il prete, che ha 37 anni, si era imbattuto: aveva preso contatto con loro e si erano incontrati in città. Poche volte aveva ceduto alla sua debolezza, senza pensare probabilmente alle conseguenze della sua fiducia mal riposta.
I due lo avevano filmato e fotografato durante quegli incontri a luci rosse e avevano conservato immagini e filmati, lui non si era nemmeno accorto che tutto questo era accaduto.
Una volta sparito il calice che conservava gelosamente, non soltanto per il valore reale ma soprattutto per quello affettivo, aveva chiesto indietro quell’oggetto. Sulla coppa d’argento infatti, il trentasettenne aveva fatto inserire alcune pietre preziose che erano appartenute a sua madre. E durante quella brutta serata, quando il prete era stato probabilmente stordito con della droga, era sparito anche un computer.
Il furto del calice aveva colpito la comunità di fedeli che ignoravano lo sfondo sul quale era maturato il colpo. Poi però le richieste di Kharbouch e di Di Biase erano diventate sempre più pressanti: volevano soldi per restituire il calice al viceparroco ma soprattutto chiedevano cifre sempre più alte per non pubblicare le immagini osé che avevano scattato.
Alla fine, il processo che si è celebrato con il rito abbreviato (giudice Sergio Compagnucci, sostituto procuratore Giuseppe Coniglio) è finito con una condanna pesante per entrambi. Dovranno scontare cinque anni e 40 giorni di carcere per i reati di furto aggravato ed estorsione, oltre al pagamento di una multa. Il viceparroco invece, ha deciso di abbandonare l’abito talare.
Il giudice si è riservato più di due mesi per le motivazioni della sentenza che saranno depositate probabilmente a fine novembre.
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