Sicurezza
Fondazione Cultura Dure critiche a Chigiotti
Le consigliere Morelli e Paolini scrivono una lettera a finanziatori e vicesindaco contro la gestione del presidente: «Esclude dalle decisioni e scavalca il cda»
GROSSETO. Che Giuseppe Chigiotti da presidente della Fondazione Grosseto Cultura per alcuni non fosse partito con il piede giusto lo si era già capito in piena estate, dopo il primo consiglio. Prima lo sgarbo della vicepresidenza negata ai soci privati. Poi l’impegno (al momento disatteso) di portare nuovi partner nella Fondazione, altri soci privati più generosi nel finanziare i programmi. Infine quella battuta (mai smentita) sull’esiguo sostegno del mondo imprenditoriale locale, a scavare ulteriormente un solco già profondo.
Si sapeva che Chigiotti, uomo di indubbia personalità, avrebbe portato novità. Era prevedibile e per alcuni auspicabile, ma già dai primi approcci, quando ancora l’insediamento neppure c’era stato, il metodo del neopresidente in alcuni aveva destato perplessità. Sia nella parte politica, sia nella struttura.
Adesso, però, non sono più soltanto chiacchiere. Nelle stesse ore in cui Chigiotti metteva il “bavaglio” ai dipendenti e ai consiglieri, spiegando ai giornalisti che su Fondazione Grosseto Cultura si potrà scrivere solo rispettando una precisa filiera, due dei quattro consiglieri della Fondazione, l’avvocata Alessandra Paolini e la commercialista Luisa Morelli, hanno preso carta e penna e hanno scritto una lettera (riservata) di critiche al presidente. Una missiva che suona come un ultimatum e che racconta di scelte a loro giudizio quanto meno bizzarre.
La lettera, oltre che al diretto interessato – l’architetto Giuseppe Chigiotti – e ai consiglieri Simona Bertelli e Sebastiano Venier, ha tra i destinatari i cinque finanziatori privati della Fondazione, ovvero Stefania Ricci, Luigi Mansi, Amedeo Vasellini, Maurizio Carresi e Luca Terrosi, oltre al vicesindaco (con delega alla cultura) Luca Agresti. Ecco, in sintesi, cosa scrivono Paolini e Morelli, due professioniste tutt'ì’altro che inclini alle polemiche e ai riflettori.
«Consiglio convocato a dispetto». «Egregio presidente – attaccano Paolini e Morelli – ci ha sorpreso non poco apprendere che il prossimo consiglio è stato convocato per lunedì 19 settembre, avendo comunicato la nostra impossibilità a partecipare in quella data a causa di pregressi e improrogabili impegni. Appare chiaro che la nostra assenza dovrà considerarsi giustificata in quanto comunicata ben prima della convocazione. La suddetta convocazione – avvenuta a quasi due mesi dalla prima e in prossimità dell’apertura dell’anno scolastico della scuola di musica – presenta all’ordine del giorno una serie di importanti argomenti che avrebbero reso quantomeno opportuna la presenza di tutti i consiglieri».
Progetto culturale non condiviso. Un’altra contestazione riguarda il fatto che il progetto culturale 2017-2020 sia stato redatto – secondo quanto affermano Paolini e Morelli – dal solo presidente «e anticipato ai soci privati, convocati singolarmente, scavalcando di fatto le competenze e i poteri del consiglio di amministrazione, a cui spettano, per statuto, i poteri di indirizzo e programmazione. Probabilmente il programma è stato condiviso con i consiglieri nominati dalla parte pubblica, ma all’oggi i consiglieri designati dai soci privati sono rimasti esclusi da qualunque coinvolgimento nelle decisioni gestionali: il programma, infatti, non solo non ci è mai stato presentato ma lo stesso sarà discusso in nostra assenza».
Deleghe alla questua. «Apprendiamo poi dal programma 2017-2020 – proseguono le due consigliere nella lettera – che proprio a noi verrebbe attribuito lo specifico incarico di trovare nuovi soci e quindi nuove risorse finanziarie. In realtà tale attività era, è e sarà sempre propria di ogni presidente, che è l’unico che ai sensi di legge e di statuto ha la rappresentanza della Fondazione e al quale spetta il compito di ampliare la base sociale. Tanto più che il presidente singolarmente non può attribuire deleghe di alcun genere».
Disparità. «A noi consigliere espressione dei privati – conclude la lettera – viene di fatto richiesto un sempre maggiore impegno, nonostante fino a oggi non siamo mai state coinvolte nelle numerose riunioni tenutesi in sede, né tantomeno nella redazione del progetto culturale, che è la base portante dell'attività della Fondazione. Infine non si può sottacere il fatto che a eventi sicuramente importanti sia per la città di Grosseto che per la Fondazione Grosseto Cultura, quale la presentazione della manifestazione “La Città Visibile”, o non siamo state invitate o è stato fatto con neppure 24 ore di anticipo».
Luisa Morelli e Alessandra Paolini continueranno tuttavia a mettere a disposizione le proprie competenze, conoscenze e professionalità «per far crescere la Fondazione di tutti».
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