Il dolore
Sei mesi per vilipendio al tricolore
In Questura, dove era stato portato dopo una rissa, aveva anche minacciato gli agenti
GROSSETO. Quando era stato fermato dalla polizia di stato perché ritenuto uno dei partecipanti a una rissa, non aveva mandato giù l’idea di essere nuovamente fotosegnalato, a pochi giornni di distanza. Così aveva dato in escandescenze, in un’escalation anche di offese che lo aveva portato anche a dire che era pronto a orinare sulla bandiera italiana.
Anche se materialmente quell’azione non era stata compiuta e anche se il vessillo proprio non c’era in quei locali, quella frase è costata a un cittadino tunisino una condanna a 6 mesi con il rito abbreviato, pena che ha compreso anche i reati di resistenza a pubblico ufficiale con lesioni.
Il giudice dell’udienza preliminare Valeria Montesarchio ha sospeso la pena a Dekhil Boulbaba, trentenne. Questi era finito nei guai nel luglio 2014. La polizia di stato era intervenuta dopo la segnalazione di una rissa avvenuta in piazza Dante: lì non c’era più nessuno ma gli agenti poco dopo erano riusciti a rintracciare le persone (tre) ritenute responsabili e le avevano accompagnate in Questura. Qui Boulbaba aveva fatto di tutto per opporsi al fotosegnalamento, spiegando che vi era stato sottoposto a un mese prima. Parole grosse, anche minacce del genere «vi ammazzo». E poi lo spintone che a un agente aveva causato un arrossamento giudicato guaribile in tre giorni. Poi la frase a proposito del tricolore.
Anche se il gesto non era realmente avvenuto, la sola frase era stata considerata reato per il valore simbolico della bandiera. E così era stato chiesto il processo. Il sostituto procuratore Salvatore Ferraro aveva sollecitato 8 mesi. Il difensore Riccardo Lottini aveva chiesto l’assoluzione per la resistenza, facendo notare che il fotosegnalamento non occorreva; e aveva sottolineato che per le minacce e per le percosse mancava la querela; priva di offensività, secondo il legale, la vicenda riconducibile al vilipendio, una vicenda per la quale avrebbe dovuto a suo giudizio essere pronunciata una sentenza di assoluzione. Il giudice è stato invece di parere contrario.(p.s.)
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