Attenzione
«Poeti voleva uccidere, sia processato»
La Procura ha chiesto il giudizio per l’ex agente che all’alba sorprese i ladri della sua Punto al podere del Querciolo
GROSSETO. La Procura ha chiesto il processo per Bruno Poeti, 64 anni, l’uomo che nella notte tra l’8 e il 9 febbraio scorso aveva esploso tre colpi di pistola, uno dei quali aveva raggiunto alla schiena Ion Nicolai Farcas, 39 anni, mentre questi insieme ad altri tre connazionali romeni stava fuggendo dopo il furto dell’auto dell’ex agente di pubblica sicurezza, in un podere al Querciolo.
Tentato omicidio è l’accusa formulata dal sostituto procuratore Giuseppe Coniglio anche al termine delle indagini. Adesso il giudice dell’udienza preliminare deve fissare la data di discussione. Tentato omicidio perché, secondo le convinzioni dell’accusa, Poeti avrebbe sparato mentre Farcas era voltato, mentre si allontanava con un borsone con la refurtiva da caricare sulla Fiat Punto. Il proiettile lo avrebbe raggiunto al gluteo e sarebbe uscito dall’ombelico, con altezze leggermente diverse tra i fori, come se il colpo fosse stato sparato dal basso verso l’alto.
In fase di indagine erano stati effettuati due tipi di accertamento: uno medico legale, uno balistico. Quest’ultimo era stato rivolto all’analisi della Beretta Star 7,65 di Poeti: il pm aveva incaricato gli esperti Vincenzo Mancino e Fernando Mancino, uno ingegnere, l’altro perito industriale, entrambi della provincia di Cosenza, di ricostruire la traiettoria. Per la parte medico legale, il compito era stato affidato al dottor Roberto Martini, mentre l’indagato - assistito dall’avvocato Adriano Galli - aveva nominato il dottor Matteo Benvenuti. Martini aveva avanzato due ipotesi, ritenute da lui attendibili allo stesso modo: la prima era che Farcas fosse chinato, con il busto più in basso rispetto ai fianchi; la seconda era che il colpo fosse rimbalzato a terra e avesse preso poi l’operaio romeno appunto dal basso. Il ferito non era mai stato in pericolo di vita, anche se il proiettile era passato a poca distanza dall’arteria iliaca, anche se quello stesso colpo aveva perforato un’altra arteria causando una perdita ematica di una certa entità. Era stato necessario un intervento chirurgico, con il quale erano stati asportati circa sessanta centimetri di intestino.
Quando venne interrogato dal pubblico ministero, Poeti aveva dichiarato di aver sparato verso il basso e queste dichiarazioni erano risultate compatibili con l’ipotesi di un colpo di rimbalzo formulata dal medico legale. «Non sono un eroe, non volevo fare del male a nessuno», aveva dichiarato sia in una conferenza stampa sia in una trasmissione tv di cui era stato ospite. Il gip non aveva convalidato il fermo e Poeti aveva lasciato il carcere la mattina dell’11 febbraio.
Argomenti che sono destinati a essere affrontati tutti nuovamente all’udienza preliminare, dove il giudice dovrà vagliare l’esistenza di indizi tali da giustificare l’apertura di un dibattimento, sempre che Poeti non scelga un rito alternativo che potrebbe far concludere il procedimento già davanti al gup.
All’inizio dell’estate, invece, si è concluso con il patteggiamento il procedimento per furto a carico dello stesso Farcas come di Petru Buraciuc, Florin Ionut Ciorcan e Arhip Lutu, con lui quella notte e arrestati dalla polizia. Un anno e dieci mesi la pena, con le misure cautelari che erano state revocate già in precedenza; a Lutu l’obbligo di dimora era stato invece revocato in conseguenza del patteggiamento.
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