La manifestazione
«L’Anpi garantisce anche il dissenso»
Referendum sì o no, interviene il presidente Agresti: Bracalari ha esercitato un diritto ma dimostriamoci tutti democratici adulti
GROSSETO. Le dichiarazioni rilasciate a Il Tirreno da Nello Bracalari, partigiano e icona dell’Anpi, a proposito del referendum di ottobre, hanno scatenato un putiferio. Ieri ne abbiamo parlato con il presidente provinciale dell'associazione, l’ex sindaco di Scarlino, Flavio Agresti.
Bracalari ha detto sì. Un atto di coraggio, non trova?
«Innanzitutto una premessa. Intervenendo nel dibattito sulla riforma della Costituzione questi compagni - non solo Bracalari - hanno esercitato un diritto riconosciuto, mettendo in luce un travaglio vero, ma io devo anche garantire l’espressione del dissenso, per rispetto di coloro che condividono la scelta fatta dall'associazione. L’Anpi, infatti, per ciò che rappresenta e per le idealità che diffonde, è un importante patrimonio del Paese e va sempre trattata con cura, perché è facile farle del male, specialmente in passaggi delicati e impegnativi come l’attuale, al di là delle intenzioni».
In una realtà plurale come Anpi, che è la casa di tutti gli antifascisti, ci sta anche la posizione di Bracalari. O no?
«Certo. Lo ribadisco: noi viviamo in autonomia dal quadro politico e dai partiti. Non abbiamo governi “amici” o “nemici”; guardiamo al merito, agli atti. Al nostro interno non vi sono e non dovranno mai esservi componenti partitiche; ognuno degli iscritti aderisce e opera a titolo personale. Ed è, appunto, nella propria autonomia che l’Anpi ha maturato la decisione di schierarsi per il no nel referendum sulla riforma costituzionale. L’ha fatto attraverso un percorso partecipato e democratico, quello congressuale, ottenendo il consenso del 97 per cento dei delegati. Quindi oggi non mi piace sentirmi trattato da detrattore di Renzi, meno che mai ci sentiamo mossi da animosità politica. C’è stata partecipazione matura e consapevole a quella scelta».
L’Anpi già in passato si era schierata in passaggi cruciali per il paese.
«Sì, per esempio la battaglia per la presenza in Parlamento del Msi, oppure la campagna contro la cosiddetta Legge Truffa, o contro la formazione del governo Tambroni con i voti dei fascisti. Infine, più di recente, ricordo la presa di posizione contro la riforma della Costituzione di Berlusconi. Nessuno ha mai avuto nulla da eccepire. Stavolta, invece, il nostro schierarsi diventa un problema...».
Non c’è il pericolo che Anpi guardi troppo indietro, viziando così i posizionamenti sull'attualità?
«Ma noi non guardiamo esclusivamente al passato, per quanto glorioso. Siamo soprattutto impegnati a fare “memoria attiva”: il che significa lottare per affermare nell'attualità i valori che più di settant’anni fa mossero gli antifascisti e i partigiani. Sui temi di fondo bisogna tenere la barra dritta: le sembra logico che un governo, pur disponendo di una maggioranza in Parlamento, si possa trovare in minoranza nell’elettorato, anche significativamente? E come può tenere e svilupparsi una democrazia se metà della popolazione non si riconosce addirittura nella Costituzione, che rappresenta il patto di convivenza degli italiani? Questa non è genericità, né propaganda. È tutt’altro».
Cosa si sente dire a Bracalari e a sta con il sì?
«Che siamo tutti democratici adulti. Tutti. Non soltanto chi voterà in un certo modo. Dimostriamoci quindi all’altezza, ciascuno restando nelle proprie convinzioni, se sono radicate, ma con il massimo di disponibilità e di rispetto verso il prossimo e le sue ragioni. Senza perdere di vista che il congresso c’è già stato e non si può ricominciare da capo...»
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
