Sicurezza
Guerrini porta “A Veglia” lo studio sulle vie in rosa
MANCIANO. L’idea è partita quasi per caso, rinnovando i documenti per la residenza. «Abito in una via dedicata a un uomo. Perché non in una dedicata a una donna». Elena Guerrini si è guardata intorno...
MANCIANO. L’idea è partita quasi per caso, rinnovando i documenti per la residenza. «Abito in una via dedicata a un uomo. Perché non in una dedicata a una donna». Elena Guerrini si è guardata intorno e nella selva di cartelli stradali ha visto solo statisti, politici, pittori, scienziati. Non già statiste, politiche, pittrici, scienziate. Un lampo le è passato nella mente. Un attimo. Ma tanto è bastato per portare tutta la sua protesta e la sua intenzione di cambiare le cose sul palcoscenico.
Nasce così “Le vie delle donne”, uno studio di Elena Guerrini che andrà in scena stasera a Manciano per il festival “A veglia. Teatro col baratto”, alle 21.15 nella piazzetta a casa di Elena Mazzieri o in caso di pioggia nella sala comunale.
Non stupisca il luogo istituzionale scelto dall’attrice e regista, direttrice del festival da lei ideato. Lo studio, un mattone dello spettacolo che la prossima primavera debutterà in forma di spettacolo, non è solo un’opera teatrale ma un progetto che segue il solco del teatro civile – dopo i lavori sull’alluvione e il corpo delle donne – di Guerrini.
«Alle donne nel nostro paese sembra precluso il ricordo – spiega Guerrini –. Pochissime vie, quasi inesistenti le piazze. Le poche donne a cui è stata dedicata una piazza, o sono sante, o sono le regine di casa Savoia: e alle altre chi ci pensa? A una donna la Regina Margherita, oltre alle vie, hanno dedicato una pizza... E al resto delle donne? Magari sarebbe bello inventassero qualche pizza in meno e qualche piazza in più».
Una strada, quella di Elena Guerrini, che si intreccia con la campagna del Tirreno “La città donna”, che proprio prendendo le mosse dal lavoro di Elena Guerrini e dal tema di quest’anno de “La Città visibile” (dal 17 settembre a Grosseto, si veda articolo in alto) dedicata all’arte al femminile, da oltre un mese interroga i lettori per raccogliere i loro suggerimenti su nomi di donne alle quali intestare una via o una piazza (le segnalazioni possono essere inviate via Facebook sulla pagina del Tirreno di Grosseto o all’indirizzo grosseto.it@iltirreno.it).
«Lo scorso marzo – spiega Guerrini – ho portato il mio spettacolo “Bella tutta” al centro studi Sereno Regis di Torino e lì ho incontrato il gruppo della Toponomastica femminile».
Il progetto, nato nel 2012 su iniziativa di Maria Pia Ercolini, ha censito strade e piazze di tutta Italia e ha portato a galla una realtà agghiacciante: la toponomastica praticamente ignora le donne. Rispetto agli uomini, le vie intitolate a donne sono un’inezia e quelle che ci sono sono quasi tutte figure religiose. «Perfino nel Monopoly non ci sono vie dedicate alle donne», scherza Elena.
«Ho cominciato a interrogarmi – spiega Guerrini – e a interrogare le persone che incontrato. “Come si chiama la via dove abiti?”, chiedevo. La gente mi scambiava per pazza, ma quando spiegavo le ragioni della domanda cominciava a rifletterci».
Una riflessione, una misurazione, una presa di coscienza. È anche quello che succede nello studio “Le vie delle donne”. «Dopo una prima parte favolistica uguale a tutte le repliche – spiega Guerrini – nello spettacolo segue quella in cui interrogo il pubblico e chiedo in che via abita. A tutte le persone in sala viene consegnato un post-it dove scrivere il nome della strada. Il materiale confluirà nello spettacolo finale».
Oltre a interrogare il pubblico, Guerrini presenterà sul palco alcune figure di donne. «A Manciano – spiega l’attrice – parlerò di Mariella Gori, staffetta partigiana di Manciano. Poi di Alfonsina Strada, un’emiliana che è stata la prima donna a correre il Giro d’Italia vestita da uomo. Poi ci saranno una straniera venuta in Italia e un’italiana emigrata all’estero. La straniera sarà Iris Noelia Palacios Cruz, la baby sitter di 27 anni che morì all’Argentario nel 2006 per salvare la bimba che stava accudendo. E poi Anna Rech, una veneta che a 48 anni con sette figli, di cui due portatori di handicap, è emigrata in Brasile e ha fondato una città. Non meriterebbero una strada, queste donne?».
Quella di stasera a Manciano è una partenza, un progetto in cui Elena Guerrini vuole coinvolgere gli assessorati alle pari opportunità, le scuole del territorio, le associazioni di donne, le consulte per il sociale. «Vorrei portare questo lavoro nel maggior numero di città possibile – conclude Guerrini –. Dare il nome alle vie serve a creare autostima. Bisogna cominciare da bambini. E vivere in una strada intitolata a una donna aiuta ad abituarsi fin da piccoli alla parità dei diritti». (f.f.)
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