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Droga ed estorsioni, quattro indagati

Un controllo dei carabinieri (foto Bf)
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Un controllo dei carabinieri (foto Bf)

Cocaina e hashish, smantellato l'asse tra Grosseto e Roma: due sono in carcere, gli altri hanno l'obbligo di dimora

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FOLLONICA. Quattro uomini sono indagati perché sospettati di essere al centro di un traffico di sostanze stupefacenti tra Follonica e Roma, in particolare cocaina e hashish. I carabinieri del Nucleo operativo di Follonica hanno eseguito l'ordinanza del gip che impone il carcere per due di loro e l'obbligo di dimora per gli altri.

Sono finiti in carcere (a Roma) Jesus Franklin Hurtado Ramirez, peruviano di 39 anni, e (a Grosseto) Ahmed Jbili, tunisino di 27 anni (già in cella da qualche giorno per altri motivi); obbligo di dimora per il massetano Mario Busiello, 21 anni, e il napoletano Gennaro Del Prete, 27 anni. 

Secondo quanto reso noto dalla Procura, al traffico di sostanze stupefacenti si sono aggiunti alcuni episodi di estorsione che sarebbero stati commessi ai danni dei due indagati italiani, finalizzati ad ottenere il pagamento di crediti per partite di droga, nonché addirittura un episodio - ritenuto inedito in provincia - del cosiddetto “cavallo di ritorno”.
In particolare, i due italiani avrebbero gestito tra Scarlino e Follonica un’attività di spaccio al minuto rifornendosi da Ramirez, operante invece a Roma. Poiché i due, nel tempo, avrebbero accumulato debiti nei confronti del peruviano, sarebbero stati più volte oggetto di ritorsioni e minacce: il danneggiamento dell’autovettura ma anche le intimidazioni commesse da persone con il volto coperto che, armate di coltello, erano entrate nelle loro abitazioni.
I due italiani, a loro volta, avrebbero compiuto in Grosseto un furto in un'abitazione, portando via documenti e denaro nonché uno scooter che avevano poi ceduto al quarto indagato, cioè a Jbili. Quest’ultimo, infine, avrebbe successivamente estorto cento euro alla proprietaria del mezzo, in cambio della restituzione del ciclomotore rubato (e questo è il cosiddetto “cavallo di ritorno”).
L’esecuzione delle misure cautelari è stata altrettanto complessa, tiene a precisare la Procura, quanto le indagini, a causa della notevole mobilità sul territorio nazionale degli indagati.
 

 

 

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