Il dolore
Partigiani su due fronti Bracalari: «Voterò sì»
L’ex presidente dissente dalla linea nazionale dell’associazione
GROSSETO. Stavolta non c’è un Paese da liberare, ma da riformare. Non ci sono armi o artiglieria, ma schede elettorali e urne. Eppure per la prima volta dal 1943 i partigiani italiani si trovano su due fronti opposti, spaccati al loro interno. Il motivo del contendere è il futuro ordinamento istituzionale del Paese che il governo vuole cambiare attraverso una riforma che sarà sottoposta al giudizio degli elettori con un referendum.
Votare sì o votare no? L’Anpi nazionale ha già scelto la sua linea ufficiale: i partigiani d’Italia voteranno no. E le sezioni provinciali si sono allineate. Non passa inosservato, alla festa de l’Unità sulle Mura di Grosseto, il gazebo dell’Anpi che – proprio in casa del Pd – fornisce informazioni sul perché votare no al referendum.
Eppure non tutti i partigiani, a Grosseto come nel resto d’Italia, sono contrari alla riforma costituzionale. Anzi.
Proprio tra la Maremma e l’Amiata si registrano molte voci autorevoli di partigiani storici, i quali di fronte all’annunciato referendum si sono trovati in disaccordo con la loro associazione perché ritengono la riforma una buona cosa o semplicemente perché rivendicano il diritto di scegliere liberamente cosa votare e vorrebbero che l’Anpi non si trasformasse in un soggetto politico.
Tra le voci più autorevoli del dissenso c’è sicuramente Nello Bracalari, che ha ricoperto la carica di presidente provinciale dell’Anpi fino al congresso dello scorso aprile. Bracalari, 88 anni, staffetta partigiana, proprio ad aprile ha dato le dimissioni e, subito dopo, è intervenuto al congresso per spiegare il suo orientamento a votare sì alla riforma.
Dopo alcuni mesi di silenzio sul tema per ragioni di salute («a 88 anni capita più facilmente», dice), Bracalari torna a parlare del suo dissenso rispetto alla linea dell’Anpi «perché – dice – ho l’impressione che, a dispetto dell’importanza della posta in gioco, la discussione sia affrontata in maniera troppo generica, evitando accuratamente di scendere nel merito, e per di più sia condotta in termini troppo propagandistici pensando all’immediato vantaggio politico invece di pensare come migliorare l’assetto istituzionale del Paese».
Bracalari analizza i contenuti della riforma e sottolinea come non riguardi la prima parte della Costituzione, che contiene i principi fondamentali e i valori di fondo, ma «solo alcuni aspetti ordinamentali».
Tra questi l’elezione del presidente della Repubblica («la riforma, prevedendo che occorra la maggioranza di due terzi del collegio, introduce un forte elemento di garanzia per le minoranze e obbliga le forze politiche a convergere su una personalità non divisiva», dice Bracalari); il nuovo ruolo del Senato («che interviene nella produzione legislativa in rappresentanza delle autonomie locali»); l’elezione dei senatori (si «mantiene sostanzialmente il carattere elettivo»); l’introduzione di un’altra forma di referendum abrogativo («che prevede che il quorum sia calcolato sulla maggioranza dei voti espressi nelle più recenti consultazioni, impedendo la pratica di utilizzare l’astensione fisiologica come deterrente»).
Per tutti questi «fatti, non opinioni», sottolinea l’ex presidente dell’Anpi, «mi sembra che la riforma porti a un allargamento e non a un restringimento della nostra democrazia». Citando Luigi Longo, Bracalari esorta «a non aver paura del nuovo» e consiglia «a tutti» di «abbassare i toni per non produrre macerie e divisioni insanabili».
E a coloro «i quali vagheggiano l’approvazione di una “ben altra” riforma – chiede Bracalari – con chi pensano di realizzare questo obiettivo? Discutendo con Salvini, Brunetta e Di Maio?». L’invito dell’ex presidente dell’Anpi è comunque quello di approfondire l’argomento e poi esprimere un voto, «che sia – dice parafrasando Prodi – un voto da democratici adulti».
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