Il dolore
Nasce la pasta tutta made in Maremma
Un mulino e uno stabilimento sono i punti centrali del progetto “Granai di Toscana” che chiude la filiera fino alla tavola
GROSSETO. In Maremma nasceranno un mulino e un pastificio in grado di lavorare il grano prodotto in Toscana, senza doverlo vendere, anzi “svendere”, alle multinazionali. Ormai il percorso è tracciato.
E l’altro giorno, nella sala conferenze del Madonnino, istituzioni e produttori hanno posto un altro mattoncino in questa direzione. Folta la platea, con un pubblico qualificato composto dai responsabili delle associazioni agricole, delle leghe, il presidente della nuova Camera di commercio Riccardo Breda e decine di conduttori di piccole aziende agricole che lavorano i terreni nell’entroterra grossetano e, in parte, nella provincia di Pisa. Dietro al bancone c’erano i presidenti delle sette cooperative agricole che - tanto per cominciare - hanno fissato un primo obiettivo comune: mettere in primo piano la qualità e la tutela della salute dei consumatori attraverso una pasta tutta toscana, la “Granai di Toscana”. È un progetto virtuoso che riesce a chiudere la filiera, dal campo fino alle tavole e a presentarsi con un marchio unico che coinvolge e premia le piccole e medie aziende, protagoniste dell’agricoltura toscana.
«Per il momento la pasta vede la luce altrove, è in conto lavorazione - spiega Graziano Chelli, della cooperativa agricola di Pomonte - ma il percorso di valorizzazione dei grani dei soci prosegue per step, puntando sulla qualità. Arriveremo a trasformare e produrre qua, sul territorio, la pasta di una volta, che - vi assicuro - ha un sapore inconfondibile. Non ci manca la determinazione, né il grano duro sano».
E in effetti la sensazione è che l’intesa tra le sette cooperative agricole che hanno costituito l’organizzazione di produttori “Granai di Toscana” sia solida. D’altra parte può contare su oltre 1.700 soci, 20mila ettari coltivati a cereali e 60 anni di storia.
A benedire il debutto della “Granai di Toscana” - caratterizzato da un interessante approfondimento scientifico (sulle qualità e il legame tra salubrità e territorio) - è stato il deputato Luca Sani, presidente della Commissione agricoltura alla Camera. Tre docenti universitari - Laura Ercoli ed Enrico Bonari della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa e Daniela Cerretani (dell’Università di Siena) - sono intervenuti per ribadire il valore nutrizionale della pasta, soprattutto in relazione ad una sana e corretta alimentazione. L’assessore regionale all’agricoltura Marco Remaschi non ha potuto essere presente e al suo posto, a rappresentare la Regione Toscana, c’era il dirigente Fabio Fabbri. Remaschi aveva comunque inviato una nota a sostegno dell’iniziativa: «Il progetto del consorzio va nella direzione auspicata dalla Regione, cioè valorizzare le filiere locali difendendo così la qualità e la salute dei consumatori, puntando sulla capacità delle imprese di fare rete».
Assenti il primo cittadino di Grosseto (con delega all'agricoltura) Antofrancesco Vivarelli Colonna e il consigliere regionale Leonardo Marras. Quest’ultimo, come Remaschi, aveva già elogiato l’iniziativa con una breve dichiarazione: «Fare rete per sfruttare al meglio le potenzialità offerte da territorio e dalle materie prime per produrre prodotti di qualità garantita. Granai di Toscana è tutto questo ed è un ottimo esempio per l'intero settore dell'agroalimentare. Con la presentazione della pasta, si presenta ufficialmente il progetto frutto del lavoro di squadra di sette cooperative agricole che raggruppano molti piccoli produttori di grano duro, in gran parte della provincia di Grosseto. Non possiamo che accoglierlo con favore offrendo loro tutto il sostegno necessario per affrontare la sfida del mercato e affermarsi come marchio di qualità e genuinità».
A fine incontro si è svolta una degustazione della pasta “Granai di Toscana”.
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