Attenzione
Stangata sugli orti sociali Aumenti del 400 per cento
La Regione scopre che l’imposta non era stata chiesta e vuole gli arretrati Decine di grossetani rinunciano alla terra ma da Firenze arriva il dietrofront
GROSSETO. Chi impreca e se la prende con gli incolpevoli impiegati, chi se ne va sbattendo la porta. Chi scoppia a piangere e chi si rassegna e rinuncia al “suo” pezzetto di terra.
Sono decine i grossetani sui quali è piombata la mannaia degli aumenti improvvisi e spropositati decisi dalla Regione per chi ha in concessione un orto sociale, un fazzoletto di terreno di proprietà del Demanio, dato in uso a privati cittadini che se lo coltivano con amore e dedizione.
La terra è, per tantissimi – molti dei quali pensionati – un irrinunciabile passatempo, ma da quest’anno è diventata l’ennesima fonte di emorragia per le finanze di famiglia. Almeno a giudicare dall’improvvisa impennata dei costi che i cittadini si sono visti chiedere nell’ultimo anno.
Il signor Giuliano Bindi, 74 anni, è uno di loro. «Sono titolare di una concessione di orto sociale dal 1970 – racconta – prima a San Martino e poi, da dieci anni, sull’Aurelia nord, dove ci sono in tutto sei orti».
Bindi non sa se il prossimo anno potrà ancora coltivare quel pezzetto di terra: le somme chieste dalla Regione sono infatti quadruplicate, da circa 100 euro che ha pagato negli ultimi anni a oltre 400 euro che, secondo le nuove regole, dovrebbe pagare d’ora in poi.
«All’ufficio del Demanio idrico – spiega – mi hanno prospettato per il 2016 un costo tra le 360 e le 450 euro all’anno. E in più dovrei pagare anche degli arretrati di una tassa degli ultimi cinque anni».
Cos’è successo? Il signor Bindi, con il suo orto, si trova nella stessa situazione di altri 2.000 titolari di concessioni per l’occupazione del demanio idrico in provincia di Grosseto (13.000 in tutta la regione). Non solo privati cittadini che hanno un orto, ma anche, ad esempio, chi ha una terrazza che si affaccia su un lago o un fiume, un Comune che ha una strada o un ponte che attraversano un corso d’acqua, l’Acquedotto del Fiora che ha i suoi tubi in zona di proprietà demaniale, l’Enel che ha un cavo che passa sopra o sotto un fiume (e queste sono le concessioni più numerose).
Fino all’anno scorso il Demanio era di competenza delle Province. Dal 2016 la competenza è passata alla Regione e il passaggio ha comportato due novità. La prima è che Firenze che ha omogeneizzato i canoni tra tutte le province (le nuove tariffe sono state definite ad agosto) per cui le province che prima applicavano canoni più bassi si sono trovate a fronteggiare rincari. La seconda è che la Regione si è accorta che in questi anni ai concessionari non era mai stata chiesta l’imposta sulla concessione. Perché? La giurisprudenza, spiega la Regione, non era chiara e nel dubbio le Province hanno adottato la linea più favorevole al contribuente.
Ora però i nodi vengono al pettine, la Corte dei Conti vuole vederci chiaro (solo negli ultimi 5 anni mancherebbero all’appello 30 milioni di euro di entrate) e la Regione, quest’estate ha inserito nella finanziaria 2016 una norma che permette di saldare gli ultimi cinque anni dal 2010 – gli unici esigibili – con uno sconto, ovvero con un pagamento ridotto sull’imposta aggiuntiva al canone pari al 20 per cento. Rispetto al testo originario c’è stata una proroga e per pagare gli arretrati c’è tempo fino al 31 ottobre.
Per il 2016 invece la tariffa sarà piena e l’imposta pari al 300 per cento del canone. E questo ha fatto schizzare i prezzi, compreso quello per l’orto del signor Bindi. «Molti che come me avevano l’orto hanno deciso di rinunciarvi», dice il pensionato.
Eppure un barlume di speranza c’è. Proprio nei giorni scorsi, infatti, la giunta regionale ha deciso di ridurre l’aliquota dell’imposta al 50 per cento. La proposta sarà legge non appena il testo sarà approvato dal consiglio regionale. In questo modo se prima un concessionario pagava 100 euro di canone e 300 di imposta, per un totale di 400 euro, ora, se il canone rimane 100, ne dovrà aggiungere solo altri 50.
In attesa che il consiglio si pronunci, non sono ancora partite le lettere con i bollettini da pagare.
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