Il Tirreno

Grosseto

«Scarcerate Orlando, non ci sono indizi»

di Pierluigi Sposato
«Scarcerate Orlando, non ci sono indizi»

Omicidio di Castel del Piano: il difensore chiede la revoca della misura, il pm è contrario, il giudice deciderà a breve

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GROSSETO. «Le scarpe del mio assistito non corrispondono a quelle della scena del delitto. Non ci sono tracce di sangue sui suoi indumenti né sulle sue scarpe. Secondo i risultati delle analisi del Ris lui non era lì nel momento del delitto, quindi: e allora ho chiesto la scarcerazione di Claudio Orlando».

Doppia perizia. Parla Maria Pia Di Maio, difensore dell’uomo di 46 anni accusato di aver ucciso a bastonate lo zio Antonio Tucci, 71 anni, trovato senza vita all’interno dell’appartamento di piazza Rosa Guarnieri Carducci, a Castel del Piano, nel dicembre scorso. Parla al termine dell’udienza in cui è stata discussa la doppia perizia dei carabinieri del Ris (Cesare Rapone e Dario Di Maggio per la parte biologica, Niola e Mazza per quella dattiloscopica): una quarantina di minuti di esposizione dei risultati di fronte al gip Marco Bilisari, con l’intervento del pm Laura D’Amelio, dello stesso Orlando (arrivato dal carcere di Terni), di un collega dell’avvocato Savino Guglielmi di Roma che tutela due familiari di Orlando, Eleonora e Maria Cristina.

Parere negativo. Il pm ha dato parere negativo alla scarcerazione di Orlando. La decisione del gip dovrebbe essere depositata a breve. «Non sono stato io» aveva detto all’epoca Orlando. Ieri non ha parlato. A sua favore, secondo la difesa, hanno parlato gli accertamenti. Dalla Procura, invece, si fa sapere che il quadro probatorio non ha subìto scossoni.

Le scarpe. «Le comparazione tra l’impronta di calzatura per deposito di sostanza ematica con le scarpe in sequestro, indossate dall’indagato al momento del fermo, hanno permesso di giungere a un giudizio di esclusione (livello 6 della scala) in quanto è possibile affermare con certezza che la traccia non è stata lasciata dalle calzature di confronto». Così scrivono il capitano Niola e il maresciallo Mazza. Gli scarponcini sequestrati a Orlando, misura 44, colore nero, hanno una suola con caratteristiche simili a quella dell’impronta all’epoca rilevata dai carabinieri del Servizio intervento operativo del Ris, ma c’è «una evidente differenza dimensionale: le scarpe sequestrate a Orlando sono di misura superiore alla traccia in reperto», anche se la tipologia di tacchettatura è simile. Sovrapposte, non coincidono. Orlando si era cambiato le scarpe tra il delitto (7 dicembre) e la cattura (11 dicembre)? Possibile, secondo l’accusa.

Impronte digitali. I carabinieri hanno preso in esame una bottiglia d’acqua minerale naturale Coop Fabia-Antiche Sorgenti Umbre da 1 litro e mezzo, vuota; e una copertina trasparente delle dimensioni 32 per 25 centimetri. Entrambe erano state trovate a casa di Tucci: sulla prima sono state trovate tre impronte, sulla seconda cinque. Una sola (sulla copertina) è stata ritenuta utile per i confronti: «Le comparazioni tra l’impronta digitale utile e quelle dell’indagato davano esito negativo». Non è di Orlando e non è possibile stabilire se è di Tucci, perché a quest’ultimo non sono state rilevate impronte dopo il decesso, né prima era stato mai fotosegnalato. «Non si può escludere che l’impronta digitale sulla copertina non attribuita sia stata lasciata da uno dei polpastrelli della vittima», scrivono i Ris.

Altre tracce. Nulla vi è sotto le unghie di Tucci se non il suo stesso materiale genetico. Naturalmente, per stessa ammissione dell’indagato, Orlando era stato a casa dello zio, nei giorni precedenti. È quindi normale, fa notare la difesa, che vi siano tracce miste (di Tucci, di Orlando e anche di altra persona) su alcuni degli oggetti sequestrati nello zaino di Orlando, dal cellulare alla carta di credito. «Ma lì non c’è sangue - nota Di Maio, riepilogando tutti i dati di indagine - Perché non si è accertato se in quella casa vi sia stata un’altra persona?»

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