Il dolore
Sotto sequestro i beni di tre indagati
San Lorenzo Servizi: insieme al fine indagini anche i sigilli a case, garage e auto per un equivalente di quasi 200.000 euro
GROSSETO. Non solo l’avviso di fine indagini: anche il sequestro preventivo per equivalente (ma non per tutti gli indagati) di case, automobili e denaro su conto corrente per quasi 200.000 euro. “Equivalente” alle somme che, secondo i primi accertamenti della polizia giudiziaria, sarebbero state indebitamente percepite dai dirigenti della San Lorenzo servizi srl, sotto inchiesta per un presunto «uso privatistico delle risorse pubbliche», come le individua una nota della Procura, in relazione alla gestione delle attività cimiteriali. Una misura cautelare che potrebbe diventare definitiva qualora venga riconosciuta la colpevolezza degli indagati al termine di un eventuale processo.
Fine indagini. È un ramo della vicenda che nei giorni scorsi ha visto il recapito dell’avviso di conclusione indagini a sei grossetani, tra amministratore delegato (Luca Merelli), direttore generale (Romeo Banci), direttore tecnico (Giovanni Casciani), direttore amministrativo (Gianluca Picchi), e componenti del consiglio di amministrazione (Pasquale Palermo e Anna Guidoni), tutti indagati per abuso d’ufficio in relazione a un’assunzione (quella di Casciani - poi andato in pensione) e (solo Banci, Picchi, Casciani) per peculato in relazione alle somme che sarebbero state indebitamente inserite nelle buste paga. Proprio questi ultimi tre, e solo loro, sono stati i destinatari del provvedimento di sequestro che il giudice delle indagini preliminari Marco Bilisari ha depositato il 18 luglio, ritenendo gli indagati come pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio, anche se la società ha formalmente natura privatistica, perché partecipata interamente dal Comune di Grosseto.
I beni «aggrediti». Il giudice, accogliendo la richiesta della Procura e riconoscendo il fumus rappresentato dall’accusa, ha disposto il sequestro di beni per 107.746 euro nei confronti di Banci (la metà di un appartamento e due garage - ne è intestatario con la moglie), per 51.805 euro nei confronti di Casciani (casa e garage) e per 36.574 euro nei confronti di Picchi (un immobile). In totale sei immobili, più l’auto di Banci e quella di Casciani (e il denaro sui loro conti), per un equivalente di 196.125 euro. I beni sono stati individuati dal nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza sulla base dell’esame della situazione patrimoniale, che la Procura definisce come la «ricerca e il sequestro dei beni utilmente aggredibili».
Il dettaglio delle somme. Perché proprio quelle somme? Perché, fatti i conti, il gip le ha considerate come l’equivalente delle indebite percezioni nella busta paga, secondo quanto rappresentato dalla Procura. Per Banci, il dettaglio è di quasi 12mila euro nel gennaio 2011, oltre 38mila nel gennaio 2012, oltre 33.500 nel marzo 2013, tutti a titolo di sostituzione con indennità monetaria di ferie non godute. Si aggiungono 24mila euro inserite nella busta paga della moglie di Banci (non indagata) nell’ottobre 2011 per lo stesso motivo. Per Casciani, quasi 19mila euro per la busta paga del gennaio 2012, oltre 12.800 per il dicembre 2012 e oltre 20mila per il marzo 2013. Per Picchi, il totale è raggiunto dagli oltre 4mila euro della busta paga del dicembre 2011, dagli oltre 17mila del gennaio 2012 e dai 15mila del marzo 2013. Il giudice ha corretto in parte i conteggi della Procura, errati probabilmente per una mera svista.
Le anomalie. Ciò che ha rappresentato la Procura, e che il gip ha raccolto, è tra l’altro «la presenza di un numero di dirigenti che è apparso spropositato rispetto alle dimensioni della società (tre dirigenti a fronte di ventiquattro dipendenti totali, mentre nella Sistema srl dove è confluita figura un unico dirigente a fronte di sessantatré dipendenti), uno dei quali (Banci) in possesso del solo titolo di diploma di scuola elementare, con un costo annuo per l’azienda di circa 550.000 euro; ed è singolare inoltre che dei ventiquattro dipendenti ben cinque risultino familiari di Banci».
L’affresco. Tra gli «elementi sintomatici» dell’uso privatistico delle risorse pubbliche, il gip rileva anche l’affresco fatto realizzare al cimitero da Banci per raffigurare Sant’Anna, con le sembianze della moglie Anna. Tutto il contesto induce il gip a ritenere che le condotte contestate «non appaiono, anche per l’entità delle somme indebitamente percepite, frutto di sviste o di errori di interpretazione della normativa».
Le ferie. Il giudice è rimasto impressionato dalla contabilizzazione «per importi considerevoli, di voci genericamente indicate, che non trovano allo stato alcuna giustificazione; colpisce innanzitutto la corresponsione di somme di grande rilievo descritte semplicemente come “arretrati anni precedenti”; per quanto riguarda le ferie, va considerato che quantomeno a partire dal luglio 2012, entrata in vigore del decreto che vieta la sostituzione con denaro di ferie, riposi e permessi, non era più possibile la liquidazione dell’indennità sostitutiva, mentre in due casi (dicembre 2012 per Contri e Casciani) tale indennità è stata riconosciuta anche successivamente».
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