Italia
In vacanza e non in congedo: condannato
Dopo la sentenza penale anche quella della Corte dei conti per un collaboratore scolastico imputato di truffa
GROSSETO. Dopo la sentenza del Tribunale di Grosseto, ecco anche quella della Corte dei conti. Il collaboratore amministrativo dell’istituto superiore grossetano - che aveva dichiarato di essere in congedo per assistere un familiare disabile (la moglie e la madre) e che era invece in vacanza in Kenia e in Tanzania (e con un’altra donna) - è finito sotto l’attenzione anche dei magistrati contabili, che lo hanno condannato a pagare 2.922 euro a titolo di danno erariale.
La sentenza della sezione Toscana presieduta da Carlo Greco è stata pubblicata adesso, dopo l’udienza tenuta a marzo. Davanti al Tribunale penale di Grosseto, nel maggio 2015, l’uomo aveva patteggiato all’udienza preliminare 20 mesi e 820 euro (pena sospesa) per cinque episodi di truffa risalenti al periodo 2008-2013, più per la falsa denuncia ai carabinieri di smarrimento del passaporto (dove vi erano i timbri di entrata e di uscita) e della carta elettorale. Il gup aveva disposto anche la confisca di 2.149 euro più 728 euro già in sequestro (due erano stati i provvedimenti), pari all’importo delle retribuzioni non dovute.
Proprio questa somma era stata rappresentata dal difensore nel giudizio davanti alla Corte dei conti - che aveva instaurato il procedimento per la responsabilità amministrativa - per dimostrare che l’incolpato aveva già risarcito il danno: l’avvocato aveva chiesto quindi che il ricorso della Procura contabile non venisse accolto. Una tesi che non aveva trovato d’accordo né il viceprocuratore né adesso la corte, perché le somme confiscate nulla hanno a che vedere con quelle destinate al risarcimento. Quei 2.800 euro sono stati incassati dall’amministrazione statale, Fondo unico della Giustizia, a titolo di confisca, misura «di natura punitiva e dissuasiva che prescinde totalmente da ogni aspetto inerente la presenza di danni di natura patrimoniale». E poiché è stata accertata la condotta illecita, sia pur con il patteggiamento, e poiché quindi l’incolpato ha beneficiato illecitamente dei giorni di congedo e ricevuto indebitamente le somme corrisposte durante i giorni di assenza, ecco che risulta provata la «sistematicità di violazioni» della normativa. Il collaboratore deve quindi pagare 2.922 euro, pari alle somme a lui corrisposte. (p.s.)
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