Il Tirreno

Grosseto

indagini della squadra mobile

Spaccio di droga In cinque a giudizio

GROSSETO. C’è un altro guaio giudiziario per Ahmed Jbili, il tunisino di 27 anni finito in carcere l’altro giorno per un tentativo di furto su un furgone in sosta. Questa volta l’accusa è più grave:...

2 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. C’è un altro guaio giudiziario per Ahmed Jbili, il tunisino di 27 anni finito in carcere l’altro giorno per un tentativo di furto su un furgone in sosta. Questa volta l’accusa è più grave: spaccio di droga.

Con lui, imputati di accuse in qualche modo connesse, ci sono altri quattro stranieri: Tarek Chamkhi, 33 anni, anche lui tunisino, Armand Hasalla, 43 anni, nato in Albania, Vladimir Durkaj, 42 anni, albanese anch’egli, e Mesut Erman, cittadino turco di 28 anni. Il giudice ha disposto il giudizio per tutti e cinque e ha fissato la prima udienza dibattimentale per la fine di questo mese, di fronte al giudice Gian Marco Fausto De Vincenzi.

Il procedimento nasce dalle indagini della squadra mobile e in particolare da una serie di accertamenti effettuati nel corso dell’ottobre 2013 dalla sezione narcotici. Un primo ritrovamento di droga, conseguente a una perquisizione, aveva indirizzato la polizia vesto una pista poi confermata. Erano seguite altre perquisizioni, anche arresti di altre persone; alcune dichiarazioni degli indagati avevano completato. Di fatto, il compendio delle indagini (comprensivo di intercettazioni telefoniche ed ambientali) era terminato nel maggio successivo.

Jbili è imputato di due episodi di spaccio di eroina, risalenti al periodo fine ottobre-inizi novembre 2013, a una ragazza, e della detenzione a fini di spaccio di 4,4 grammi di eroina e Mam. Chamki deve rispondere dello spaccio di 10 grammi di eroina alla stessa ragazza (novembre 2013). Un “assaggio” di cocaina le sarebbe stato fornito qualche giorno dopo da Hasalla. Erman è imputato della cessione di 600 grammi di marijuana a una persona non identificata (novembre 2013). Durkaj, invece, deve rispondere di false generalità: le avrebbe dichiarate agli agenti della squadra mobile che stavano procedendo alla sua identificazione e alla perquisizione nel novembre 2013. Avrebbe detto di essere sì albanese e di essere nato effettivamente il 23 di un mese del 1974, ma in un mese diverso da quello reale (giugno invece di luglio), e soprattutto di chiamarsi Amir Driza. E questi dati ritenuti falsi erano stati riportati nel verbale di perquisizione.

(p.s.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze