Finanza
Il sì al referendum spiegato da Gozi
Domani sera alla Festa de l’Unità il sottosegretario alla presidenza del Consiglio invitato da Campo Democratico
GROSSETO. Sandro Gozi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri nel Governo Renzi con delega agli affari europei, domani sera sarà a Grosseto, alla Festa de l’Unità, sulle Mura medicee, per parlare del prossimo referendum costituzionale.
Un’iniziativa organizzata da Campo Democratico. Ieri lo abbiamo sentito al telefono. «La nostra posizione ufficiale - spiega Gozi - è per il sì e ci auguriamo che la stragrande maggioranza del Pd lavori per questo risultato. Naturalmente bene ha fatto il presidente Renzi a chiarire che la durata del governo non è comunque legata al successo referendario, perché la personalizzazione del dibattito non giova a far capire agli italiani la portata innovatrice di questa riforma costituzionale».
E anche domani a Grosseto Gozi proverà a far capire che «a ottobre non si vota pro o contro una personalità politica o il suo governo, ma su come far funzionare meglio la democrazia».
«Il testo del ddl Boschi, licenziato dall’Aula con numerose modifiche - prosegue Gozi - è il migliore che si poteva realizzare in questo contesto politico e contiene tutto ciò di cui si è parlato negli ultimi trent’anni. Soprattutto, ha il merito di rispondere alle debolezze dell’attuale politica. Mi riferisco soprattutto alla riduzione dei costi, al miglioramento del sistema di produzione delle leggi, a capire meglio chi fa cosa tra Stato e Regioni, a dare più potere ai cittadini con referendum e iniziative di legge popolari, con l’obiettivo di rendere la democrazia italiana più competitiva, trasparente ed efficace, anche in un’ottica europea e globale. Il testo contiene tutte le proposte storiche del centrosinistra, come il superamento del bicameralismo perfetto e il Senato delle Regioni, che erano tra le proposte dell'Ulivo già nel 1996».
Poi Gozi affonda il colpo: «Questa riforma non nasce in provetta a Palazzo Chigi ma dopo un lungo dibattito in Parlamento e deve essere chiaro che la posizione ufficiale del Pd è quella del sì: a rigore di logica, proprio i parlamentari del Partito Democratico non dovrebbero far parte dei comitati per il No, soprattutto per coerenza, visto che hanno votato questa riforma in Parlamento». «E' ovvio - conclude il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri - che noi oggi alla Festa de l’Unità a Grosseto, come nel resto d'Italia, dibattiamo e dibatteremo con tutti, non cacciamo nessuno. Anzi, io sono convinto che la discussione faccia molto bene alle ragioni del sì: più si dibatte il merito della riforma, più diventa chiaro che non esistono ragioni concrete per votare no. Ringrazio quindi chi mi ha invitato in Maremma. Qualche scettico sicuramente lo convinciamo».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
