Il Tirreno

Grosseto

Stanno per sbucare le tartarughine Via al monitoraggio

di Ivana Agostini
Stanno per sbucare le tartarughine Via al monitoraggio

Capalbio, il nido sulla spiaggia del Chiarone sarà presidiato 24 ore su 24 finché le uova non si saranno schiuse

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CAPALBIO. Sono iniziate ieri sera le operazioni di presidio del nido dellatartaruga marina Caretta caretta che nelle scorse settimane ha deposto le uova nella spiaggia del Chiarone a Capalbio.

Ieri sono scaduti i quarantadue giorni dalla deposizione che sono il periodo minimo previsto per l’incubazione delle tartarughine. Sono infatti sei le settimane di incubazione minima che trascorrono dal momento della deposizione delle uova di una tartaruga marina in una buca sulla spiaggia.

Ieri, come rende noto l’Arpat (Agenzia per la protezione ambientale della Toscana), verso le 12, non lontano dal nido di tartaruga, si sono riuniti tutti i soggetti interessati per coordinare insieme i turni e la logistica per accompagnare questo straordinario evento della schiusa delle uova.

Dalla notte sono numerosi i volontari che si alterneranno, con turni di circa otto ore nei giorni e nelle notti precedenti all’evento e fino alla apertura del nido.

Tutto questo sarà possibile grazie anche al supporto della direzione del Campeggio di Capalbio, che sosterrà la logistica della presenza dei volontari sul posto.

Anche il sindaco di Capalbio, Luigi Bellumori, e il Parco Regionale della Maremma collaboreranno con la disponibilità dei propri uffici nei giorni che saranno necessari alla conclusione della schiusa.

«L’incubazione dura da un minimo di quarantadue giorni – dice Fabio Cianchi, del Wwf – a un massimo di 60. I turni saranno svolti da due a quattro persone per turno».

Il coordinamento sul posto verrà effettuato dall’Arpat insieme al personale della Capitaneria di porto, della Regione Toscana (sede di Grosseto) e dell’Università di Siena.

Ieri Legambiente e Wwf hanno predisposto un telo che, al momento della schiusa, sarà aperto e steso per la protezione del percorso a mare che i piccoli tartarughini appena emersi seguiranno.

«La schiusa prevalentemente avviene di notte – spiega Cianchi – ma possono nascere anche di giorno. Non c’è un regola precisa. Nascono di notte per evitare i predatori ma dato che non si schiudono tutte insieme ogni momento può essere quelle buono».

Al momento del primo affioramento dalla sabbia, i volontari presenti dovranno completare la stesa del telo protettivo quasi fino al mare, avvisare tutti i soggetti coinvolti, e soprattutto filmare o fotografare, contando gli esemplari che affiorano, senza toccarli, spingerli o trascinarli. Il conteggio dei piccoli sarà fondamentale per stabilire il successo riproduttivo della femmina di tartaruga marina. La schiusa può durare alcuni giorni e passati tre giorni dalla fuoriuscita dalla sabbia dell’ultimo tartarughino si dovrà procedere all’esame del nido: sarà necessario scavare la buca, conteggiare i gusci rimasti e verificare la presenza di eventuali uova non schiuse o piccoli o embrioni morti. Il telo ombreggiante che sarà messo a protezione delle piccole tartarughe avrà il compito di agevolare l’arrivo al mare. Le piccole non potranno essere toccate se non dalle persone autorizzate.

Non è la prima volta che la Maremma dà i natali a delle tartarughine Caretta caretta. L’ultimo episodio risale all’anno scorso a settembre quando un nido si schiuse sulla spiaggia della Giannella a Orbetello. Le tartarughine cominciarono a sbucare dalla sabbia al mattino, tra la meraviglia dei bagnanti. Nell’ottobre 2013, invece, le caretta caretta sbucarono da un nido sulla spiaggia di Scarlino.

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