La manifestazione
Bidella assunta a 64 anni rifiuta il posto
Grosseto, Patrizia Meini ha atteso l’incarico a tempo indeterminato per quasi vent’anni. «Adesso non ce la faccio più fisicamente»
GROSSETO. Ha aspettato per quasi due decenni il posto fisso e ora che è arrivato è costretta a dire: no, grazie, tenetevelo. Questa è la storia di Patrizia Meini, collaboratrice scolastica: bidella, si diceva un tempo. Lavora nelle scuole grossetane dal 1997: in città le ha girate tutte.
Il 31 agosto ha ricevuto la chiamata che attendeva da vent’anni: finalmente, dall’anno scolastico 2016-2017, le spetta l’assunzione a tempo indeterminato. Ma Patrizia è costretta a rifiutare la nomina di ruolo: così si dice per il personale scolastico. Perché a 64 anni e con un ginocchio messo assai male non ce la fa più a lustrare banchi e cattedre, strusciare corridoi e nettare toilette. «Ho pianto – ci dice – ma non posso fare altrimenti. Io a 64 anni non ce la faccio più». Anche perché il posto sarebbe stato fisso, ma non sotto casa.
«Lavoro da una vita». Era il 1997 quando Patrizia ottenne la sua prima supplenza come collaboratrice scolastica. «Lavoravo 120 giorni all’anno – dice – e non ci mangiavo, quindi ero costretta ad avere un secondo impiego, in un’agenzia immobiliare». «Il lavoro è sempre stato faticoso – descrive – ma io mi sono trovata bene in tutte le scuole di Grosseto: con i presidi e con le colleghe». Tra supplenze – sostituzioni di colleghe in malattia o in maternità – e, quando andava bene, qualche incarico annuale, Patrizia è andata avanti per quasi vent’anni, ma nel 2011 tutto è diventato un po’ più complicato.
L’ostacolo. «Nel 2011 ho cominciato ad avere un problema al ginocchio – racconta – ma ho continuato a lavorare lo stesso». Il ginocchio però non va e Patrizia decide allora di sottoporsi alla visita medica con cui viene misurata una eventuale invalidità del lavoratore. Risultato? «Mi hanno riconosciuto un’indennità del 67% – continua – ma io sono andata a scuola fino al 2015 quando il mio ortopedico me l’ha proibito. Dal 2011 al febbraio 2016 io ho avuto otto operazioni al ginocchio». E a fine estate 2016 arriva l’assunzione.
La graduatoria. In questi giorni gli uffici scolastici stanno assegnando gli incarichi: ai dirigenti, ai docenti, ai collaboratori scolastici, al personale tecnico e amministrativo. «Anche quest’anno – dice Patrizia – non ci sarei rientrata con la graduatoria di prima fascia, dove ero trentottesima». Ma spunta un’altra chance: nella graduatoria per cui ne entrano 28, lei è ventinovesima ed è la prima delle tre riserve. E da riservista, a Patrizia spetta il posto. A tempo indeterminato. Ma lei è costretta a rifiutare.
Il rammarico. «Quando feci domanda per aggiornare la mia posizione in graduatoria – dice la bidella – presentai tutta la documentazione medica. E allora, io mi chiedo: se ho un’invalidità, per quale ragione mi metti in quella lista che non tiene conto del mio stato? Chi è prima di me, dalla prima alla ventottesima posizione, non ha un’invalidità» e, quindi, nelle scuole sarà impiegata con mansioni anche di fatica, come le pulizie.
Le lacrime. «Che senso ha assumermi così a 64 anni?»: Patrizia si sente presa in giro. «Non posso accettare un ruolo di fatica – conferma a malincuore – Ieri (il 31 agosto, giorno della chiamata, ndr) ho pianto. Perché non capiscono il mio disagio? Perché non possono mettermi in portineria o al centralino?», mansioni di solito attribuite a quella quota di personale che ha un’invalidità.
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Ultima beffa. A Patrizia la scelta, dunque: «O accetto l’incarico e poi mi metto in aspettativa – dice – ma non mi va di farlo, o rinuncio. Rinuncio, anche perché il posto non era a Grosseto». C’è chi a quarant’anni sogna il posto sotto casa e magari a cinquanta lo ottiene. Patrizia non l’ha avuto neppure a 64 anni. «Potevo scegliere – dice – il Giglio, l’Argentario, Follonica...».
A 20 anni... Quando nel ’97, a 45 anni, varcò per la prima volta la soglia di una scuola per la sua prima supplenza, lei aveva già alle spalle una quindicina d’anni di lavoro. «Prima di lavorare nella scuola – racconta – io facevo la rappresentante di libri per Fabbri Editore: la Maremma l’ho girata in lungo e in largo per quindici anni. Da Monterotondo a Capalbio. Quando cominciai a fare la rappresentante, però, avevo 22 anni. Ora ne ho 64. Non ce la faccio più». C’è un tempo per lavorare, un tempo per sperare e per attendere. A 64 anni dovrebbe esserci il diritto al tempo per fermarsi e rifiutare senza che il nodo salga alla gola. Patrizia questo diritto non l’ha avuto.
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