La manifestazione
Al Parco Centrale si sono seccate le palme
Follonica, verranno sostituite dal vivaio a cui il Comune ha appaltato l’incarico Infuriano le polemiche, l’amministrazione assicura: «Nessun aggravio di costi»
FOLLONICA. Le palme del Parco Centrale sono secche: la rimozioni e le nuove piantumazioni sono in corso, ma – oggi come ieri – non mancano le polemiche. Mercoledì pomeriggio camion e operai sono arrivati accanto al chiosco-bar del nuovo spazio che ha preso il posto dell’ippodromo dei Pini: una delle piante della camminata che costeggia l’area mercatale è stata tolta e caricata su un furgone. Motivo? Era secca.
E come era inevitabile che accadesse, sono iniziate le polemiche da parte di chi, già dal momento della loro prima rimozione dalle rotonde lì vicino, sostenne che quelle palme sarebbero morte di lì a poco.
La questione tenne banco per molto tempo con botta e risposta tra Comune e ambientalisti che non hanno accettato le scelte dell’amministrazione per la gestione del verde conseguente a quei lavori di riqualificazione.
In primis la diatriba più aspra fu quella relativa ai tigli di via Massetana, molti dei quali, per lasciare spazio alla nuova viabilità, vennero abbattuti. Poi si passò alla vegetazione della rotonda di collegamento tra viale Europa, via Roma e via Massetana, anch’essa demolita per creare due nuove rotatorie e al verde degli spartitraffico della stessa area.
Proprio in quegli spazi erano presenti delle piante poi tolte e ripiantate nel camminamento del Parco Centrale. «Queste palme (quelle della ex-rotonda dell’ippodromo) – spiega l’ambientalista Antonino Vella, che ha sempre seguito la vicenda da vicino – ci sono costate quando sono state impiantate, quando sono state temporaneamente rimosse, quando sono state reimpiantate e, ora che sono morte, per la loro estirpazione finale. Poi ci costerà rimettere qualcosa al loro posto. Ma tutte queste operazioni sono gratis? O c’è qualcuno che paga che non sia l’amministrazione comunale, cioè noi?».
E, a parte i costi dell’operazione, c’è chi dice di più.
«Bisogna vedere come è stato fatto il contratto per la rimozione iniziale – ribatte Ubaldo Giardelli, anche lui interessato alla vicenda sin dall’inizio dei lavori – Potrebbe pagare la ditta che, secondo chi c’era durante la fase di espianto, non usò le dovute cautele tranciando le radici in maniera forse troppo massiccia; ma ci dissero che era tutto a posto».
Risponde Palazzo civico e rassicura. «Il 30% delle piante che vengono trapiantate muoiono naturalmente – spiegano dal Comune del golfo – Il vivaio che si è occupato dell’operazione sta sostituendo le palme secche, che sono quattro, e ne pianterà di nuove: non c’è nessun costo per l’amministrazione perché l’attività rientra negli accordi con l’impresa presi in precedenza».
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