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Supersalasso alla mensa, genitori in rivolta

Supersalasso alla mensa, genitori in rivolta

Nelle scuole del comune di Gavorrano previsti rincari del 30% subito e di un altro 30% a gennaio

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GAVORRANO. Un salasso ora e un altro fra pochi mesi. Quando gli alunni degli istituti gavorranesi rimetteranno piede a scuola si troveranno a pagare pasti più cari del 30 per cento. E un altro rincaro del 30 per cento è previsto per gennaio.

Una doccia fredda – in realtà deliberata dal Comune la scorsa primavera – per le famiglie, che sono state convocate lunedì pomeriggio alla sala Auser di Bagno di Gavorrano. Circa 70 genitori si sono ritrovati per discutere insieme al vicesindaco Giulio Querci e a tutti gli assessori.

«Abbiamo instaurato un tavolo di confronto – commenta Querci – per discutere dell’aumento del 30 per cento del costo del servizio mensa. Abbiamo dovuto apportare questo aumento perché il contributo che il Comune può versare per quest’anno è di 80.000 euro, non più di 126.000 come è stato negli scorsi anni, cosa questa che ha trovato molti genitori contrari». A quanto pare tra i motivi del rincaro ci sarebbe anche il fatto che alcune famiglie, che pure sono tenute a pagare, non lo fanno.

Il servizio mensa per la scuola costa infatti 213.000 euro annui, ma il Comune, che ha sempre contribuito coprendo una parte della quota, ha dovuto ridurre la sua partecipazione facendo ricadere la spesa sui prezzi dei pasti. Il risultato è che questi ultimi quest’anno costeranno mediamente 4,90 euro al giorno, con oscillazioni in base al reddito.

«Le fasce medie hanno risentito di più dell’aumento – spiega Querci –. La cifra di 4,90 euro sta nella media provinciale, ma il confronto acceso e comunque bello che abbiamo avuto coi genitori è stato utile: cercheremo di prendere idee. Ci siamo già messi all’opera perché lo stato sociale deve essere tutelato».

Per adesso i costi della mensa variano in base all’Isee delle famiglie: c’è chi non paga niente, chi 2 euro e chi 8. Ma una soluzione potrebbe venire dai comuni limitrofi.

«Alcuni hanno un sistema diverso dal nostro – continua Querci – cioè fanno pagare a tutti la stessa cifra, prevedendo però riduzioni per le famiglie con Isee basso. In questo modo chi ha un Isee medio o alto si trova a pagare una cifra media, ma le famiglie in difficoltà possono permettersi di mandare i figli al tempo pieno. Stiamo valutando se adottare anche noi questo sistema».

Per continuare la discussione e aggiornarsi sulle decisioni verrà fatta una nuova riunione lunedì 5 settembre alle 21 sempre nella sala Auser di Bagno di Gavorrano.

Giulia Sili

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