Il dolore
A QUANDO LA PROSSIMA “EMERGENZA”?
di STEFANO ADAMI In Italia si scoprono le cose con l’emergenza. Sempre. Il fatto che gran parte del territorio è ad alto rischio sismico lo sappiamo, ma poi lo mettiamo nel cassetto, e lo riscopriamo,...
di STEFANO ADAMI
In Italia si scoprono le cose con l’emergenza. Sempre. Il fatto che gran parte del territorio è ad alto rischio sismico lo sappiamo, ma poi lo mettiamo nel cassetto, e lo riscopriamo, guarda caso, quando la tragedia si è già verificata. Ci sono ormai da tempo modalità di costruzione e di adeguamento antisismico, ma quelle le lasciamo ad altri paesi, al Giappone, alle città della costa californiana. Da noi crollano, in caso di terremoto, perfino le scuole rifatte qualche anno fa. Nelle scuole, in altri paesi a rischio sismico, insegnano ai bambini cosa fare quando ci sono le scosse. Da noi no. E poi le alte cariche dello stato indicono giornate di lutto nazionale, piangono, fanno omelie, promettono «mai più».
Tutto già visto e sentito. Qualche testa fina di manager pubblico scopre che no, la natura non ci ama, che non ci considera, che ci spazza via come e quando vuole, e che abitiamo la terra come formiche su un sentiero. La natura è cattiva, il terremoto è cattivo. Guarda. Che strana e incredibile verità. L'avevano già detto alcuni greci, un tremila anni fa, e, ultimamente, anche un certo Leopardi. Ma la testa fina l’ha scoperto oggi, tutto da solo. Che bravo.
L’Italia scopre le cose con l’emergenza: ogni giorno è una scoperta nuova. Pochi anni fa il terremoto dell’Aquila. Poi quello dell’Emilia Romagna. Fasi di sciame sismico che durano lunghi mesi («Pizzica, lo sciame?», chiede un rappresentante istituzionale). Alte cariche dello Stato anche lì. Mai più, anche lì. Le pagine dei giornali piene di foto dei soccorritori, di quelli che vanno in prima fila a scavare. E quelli che telefonano agli amici, ai soci, di notte, per brindare alle commesse della ricostruzione che sanno che si dovranno spartire. Telecamere, reporter, operatori a riprendere gli scavi giorno e notte. A intervistare il superstite appena estratto dalle macerie. Siamo tutti loro. Passano i giorni. L’emergenza è dimenticata. Arriva un'altra emergenza, da qualche altra parte, che la sostituisce.
Mai più, si dice. Intanto ancora un’altra emergenza è arrivata. E la storia si ripresenta identica. Le vittime di ieri sono di ieri. Così ritorniamo italiani.
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