Il Tirreno

Grosseto

Tornano a casa gli angeli delle macerie

di Ivana Agostini
Tornano a casa gli angeli delle macerie

Il racconto di 4 volontari maremmani: «Ho ascoltato il pianto disperato di chi non ha più nulla e ho sentito dirmi grazie»

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AMATRICE. I loro occhi sono arrossati dal sonno, dalla fatica e forse anche un po’ dalle lacrime. Anche da quelle che non versano, che rigettano negli occhi perché loro sono lì per aiutare: per portare la speranza. Sono gli angeli delle macerie partiti dalla Maremma e arrivati ad Amatrice, il paese che non c’è più: il terremoto del 24 agosto l’ha polverizzato. Sono Luca Giorgi, Fabio Toccaceli, Simone Bistarini, della Misericordia di Manciano e Salvatore Giovannone della Misericordia di Grosseto. I quattro sono, dalla tarda sera di giovedì, ad Amatrice.

Sono arrivati tardi, dopo un giorno di attesa e quando sembrava che la loro destinazione fosse quasi raggiunta, hanno trovato un ponte pericolante che ha diviso in due la colonna: da una parte i camion, dall’altra le auto. Il ponte che loro sono riusciti ad attraversare è poi crollato. Ieri mattina per loro iniziava già il ritorno verso casa, ma la strada ha dovuto essere per forza un’altra: quella percorsa all’andata non c’è più.

Sono stati poche ore, hanno montato le tende, hanno visto l’inimmaginabile, hanno udito la disperazione nei pianti delle persone. Si sono resi utili. Avevano un compito e l’hanno portato a termine. Fino a che hanno montano le tende, le hanno allestite, tutto, si può dire, è stato facile. Il terribile è stato sentire i ricordi, vedere le macerie, passare accanto ai luoghi un cui riposano le salme che devono essere ancora riconosciute.

Gli angeli della Maremma non sono stati fatti avvicinare ai cumuli di sassi sotto cui ancora ci può essere qualcuno. «Quello è il lavoro dei vigili dei fuoco – dice Fabio – il nostro compito è un altro». «Abbiamo finito di allestire il campo di Cornillo Nuovo – spiega Giorgi – La soddisfazione è grande perché è stato un immenso gioco di squadra. Domani (oggi ndc) rientreremo in Toscana, visto che la nostra missione è conclusa. Adesso il campo sarà gestito dal personale toscano delle Misericordie, della Croce Rossa e dell’Anpas. Ospiterà – spiega – diverse famiglie di sfollati per mesi. La nostra esperienza è stata toccante anche perché operativamente abbiamo visto Amatrice. Qui regna il silenzio per rispetto verso chi ha perso tutto. Io non sono nuovo alle maxi emergenze – sottolinea – da volontario sono stato all’Aquila, ho vissuto l’alluvione del 2012 in Maremma, la Concordia ma devo dire che questa è stata un’esperienza molto toccante nel profondo. Qui sono scomparse intere famiglie in un attimo. La popolazione – conclude – nonostante quello che sta passando, ci ha accolto con tanto calore e non smette mai di ringraziare».

Hanno dormito poco, forse quattro ore, ma la fatica non pesa se si sta vicino a chi soffre e si tende una mano. Salvatore Giovannone è alla prima esperienza: «Ho visto decine di soccorritori all’opera – dice – stanchi, sporchi, impolverati e non fermarsi mai. Sentire il racconto di chi ha perso 11 membri della famiglia è devastante. E commuove vedere due motociclisti che portano cibo e medicine a chi abita lontano». Anche per Fabio Toccaceli è la prima volta. Certi racconti lo hanno colpito nel profondo. Non si può immaginare le scene che si sono trovati davanti. Ieri sera però per Fabio si era riaccesa una luce di speranza. «Hanno trovato una persona ancora viva sepolta fra le macerie dell’hotel Roma. Hanno fermato le macchine perché potrebbero essercene altre. Il palazzo è in cemento armato e forse si sono create delle sacche d’aria». Fabio spera. Forse almeno in quell’hotel c’è ancora la possibilità di trovare un soffio di vita. Altrove è solo polvere. Troppa per poter credere che qualcuno ancora sia vivo.

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