Attenzione
Giuseppe e Stefano, la prima unione civile celebrata a Grosseto
Tanta emozione per la coppia che da anni si batte per i diritti gay. Il sindaco: "Una conquista di civiltà"
GROSSETO. E’ più di un anello al dito e di un certificato in carta pregiata. “Il nuovo istituto che nasce oggi è una conquista di civiltà”, ha detto il sindaco di Grosseto Antonfrancesco Vivarelli Colonna, visibilmente emozionato, fascia tricolore indosso. Il sindaco ha celebrato nella mattina di sabato 27 agosto, la prima unione civile gay a Grosseto, la città che per prima in Italia ha trascritto _ prima ancora che venisse promulgata la legge Cirinnà _ il matrimonio tra due persone dello stesso sesso.
Davanti a lui Giuseppe Chigiotti e Stefano Bucci, architetto grossetano il primo, giornalista milanese il secondo, sposati a New York nel 2012, hanno potuto finalmente veder riconosciuta la loro unione _ a febbraio festeggeranno i trent’anni insieme _ anche nel loro Paese.
“E’ la conclusione di una lunga lotta e dimostra che le cose si possono fare, la presa di coscienza di aver fatto qualcosa di importante anche per gli altri”, dice Chigiotti. “Siamo contenti di aver fatto da apripista”, dice Bucci.
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Proprio loro, infatti, sono stati i primi, in Italia, a tentare di farsi riconoscere come coppia dallo Stato. Era il 2014 quando chiesero al Comune di Grosseto di registrare il loro matrimonio anche nella città natale di Chigiotti. Il Comune, allora guidato dal sindaco Emilio Bonifazi, accettò di buon grado e cambiò perfino il software del registro dell’Anagrafe per adattarlo alle esigenze dei suoi due cittadini. Ma la Procura bloccò tutto.
Altri tempi. Oggi, grazie all’entrata in vigore della legge Cirinnà, le unioni civili sono possibili anche in Italia e senza distinzione di sesso, come prevede la Costituzione.
Dopo la prima coppia gay sposata all’estero e trascritta a Grosseto alcuni giorni fa _ quella di Thomas Santini e Robert Mayer _ nella mattina di sabato 27 agosto la prima cerimonia pubblica in sala consiliare, poco dopo mezzogiorno, alla quale Giuseppe e Stefano si sono presentati elegantissimi ed emozionati, circondati da amici e parenti e seguiti da giornalisti e fotografi. In sala, tra il pubblico, anche l’ex sindaco Emilio Bonifazi, anch’egli visibilmente emozionato.
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“Durante la campagna elettorale _ è il commento del sindaco Vivarelli Colonna _ un giornalista mi chiese se, una volta eletto, avrei celebrato o meno le unioni civili. Risposi che non sarei mai stato un sindaco contra legem: la Cirinnà è legge della Repubblica e io l’avrei applicata senza nessun imbarazzo. Sono un civico, appoggiato certo da una coalizione di partiti di centrodestra, ma la mia natura è quella e voglio continuare ad andare in quella direzione. Ed è proprio per questo che oggi, con emozione, ho unito una coppia che conosco da molto tempo, che mi onora della propria amicizia e che, dopo anni di vita insieme, sarà finalmente riconosciuta come tale anche dallo Stato italiano: Giuseppe e Stefano, oltre ad essere due stimati professionisti, sono stati dei paladini di questa battaglia. Le istituzioni devono interpretare i mutamenti in atto nella società e dare risposte, ma è indubbio che anche i singoli cittadini debbano tornare ad impegnarsi direttamente, senza demandare alla politica di farsi portavoce di istanze di trasformazione: viviamo in un’epoca liquida e ognuno deve fare la propria parte. Il nuovo istituto che nasce oggi è una conquista di civiltà che, come molte altre nel nostro Paese, arriva con un ritardo non scusabile ma che, da una parte, segna un principio egalitario all’interno dell’ordinamento giuridico e, dall’altro, introduce nella nostra società un vincolo sì nuovo ma che è sempre esistito”.
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