Il dolore
Profughi, un progetto per l’integrazione
Capalbio, un gruppo di abitanti e turisti chiede più trasparenza sulle scelte. E lancia una proposta
CAPALBIO. Il gruppo di residenti e frequentatori capalbiesi che ha sottoscritto “Profughi: un’altra Capalbio c’è” che si propone di collaborare a creare le condizioni favorevoli all’accoglimento dei profughi nel paesino maremmano, ha scritto una lettera al prefetto di Grosseto Anna Maria Manzone, al sindaco di Capalbio Luigi Bellumori, al presidente della Toscana Enrico Rossi e all’assessore ai migranti Vittorio Bugli, chiedendo «che tutte le amministrazioni coinvolte si impegnino tempestivamente a riportare la vicenda nel perimetro del dialogo, del buon senso e della trasparenza, base di ogni percorso virtuoso di scambio e di integrazione, pubblicando sui siti di Prefettura, Comune e Regione una sezione dedicata con tutte le informazioni - composizione, status e provenienza del gruppo dei migranti, data di arrivo etc - e avviando un tavolo per progetti di integrazione e solidarietà - anche progetti Sprar - con quella parte di cittadinanza che si è mobilitata per un'accoglienza degna di un paese - Capalbio - civile». Si ricorda che «l’esperienza di altre realtà italiane ci insegna che l’arrivo di migranti in un piccolo paese può essere vissuto dagli abitanti come un’opportunità di scambio e solidarietà o al contrario come una minaccia alla propria identità se non alla propria sicurezza» e che «lo sviluppo positivo dipende da come viene proposto, dal livello di informazione e preparazione dei cittadini, fino al loro coinvolgimento, insieme alle istituzioni locali, in progetti condivisi». Sviluppo che a Capalbio, nonostante l’avviso per l'assegnazione di 50 rifugiati fosse stato bandito alla fine dello scorso anno, finora non è avvenuto.
In quest’ottica «stiamo elaborando un progetto concreto di condivisione che vorremmo proporre all’amministrazione comunale e alla cittadinanza».
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