Il dolore
Predatori: anche i cani da guardia ora diventano un problema
Inquietano gli escursionisti sui sentieri: ammoniti dai carabinieri, gli allevatori non sanno più che fare «Quegli animali ci sono indispensabili, se vogliono le reti il costo deve essere sostenuto dallo Stato»
ARCIDOSSO. Passeggiate nei sentieri di Monte Labro o cani da guardiania per gli allevamenti? Pare proprio che le due cose, indispensabili entrambe, non possano convivere insieme.
A sottolinearlo è un gruppo di allevatori di Monte Labro (Arcidosso) di cui si fa portavoce Giacomo Franceschelli, che da tempo segnalano questo problema, che adesso sta davvero diventando insostenibile per tutti. Come stanno le questioni lo spiega lo stesso Franceschelli: «Stamani - racconta riferendosi a giovedì 25 - sono stato chiamato dai carabinieri perché i miei cani e quelli degli altri allevatori che hanno l'azienda a Monte Labro, dove si incontrano lembi dei comuni di Arcidosso, Roccalbegna e Santa Fiora, fanno paura a chi percorre i sentieri che sono stati creati in zona e che permettono ai turisti di visitare i luoghi incantati della torre di David Lazzaretti, del parco faunistico, e dei deliziosi luoghi dei Poggi».
«Presenza, quella dei turisti, che non ci può far altro che piacere - aggiunge Franceschelli - ma che cozza esplicitamente con la presenza dei tanti cani da guardiania che siamo stati costretti a mettere al seguito delle nostre greggi».
Franceschelli sottolinea il fatto che le aziende, quotidianamente messe di fronte all’emergenza “lupi”, sono state “obbligate” a dotarsi di cani o di recinti: «Noi abbiamo preso i cani - dice - perché recintare ettari e ettari di pascolo, per di più in una zona impervia come Monte Labro, era impossibile. Fra l’altro ci vorrebbero un sacco di soldi. A questo punto, se vogliono imporci anche le reti, queste devono essere pagate dallo Stato. Il mondo dell’allevamento ovino è una matassa di contraddizioni. Si auspica il pascolo libero per avere prodotti di alta qualità e poi siamo costretti a chiudere le pecore e farle mangiare come in stalla. Ci obbligano a mettere i cani da guardia e poi nello stesso posto ci fanno i sentieri. È evidente che i cani, liberi, si trovano davanti chi va a piedi o in bicicletta o a cavallo. E allora cosa dobbiamo fare? Chiudere le aziende? Non vogliono togliere i lupi che scorrazzano liberi e predano le nostre greggi. Allora bisogna dotarsi di mezzi di prevenzione, primo fra tutti i cani. Poi fanno passare di qui i sentieri. Si decidano e dicano cosa vogliono da noi».
Franceschelli racconta, dunque, di essere stato chiamato dai carabinieri, perché alcune persone, impaurite, chiedevano lumi sui cani liberi a Monte Labro. Sono cani di grandi dimensioni, atti alla difesa e alla protezione del gregge e che non permettono a nessuno di avvicinarsi. «Oltre i carabinieri, proprio stamani aggiunge - un gruppo di turisti si è fermato alla mia azienda a chiedermi conto della presenza di cani. Ho dovuto spiegare che ci sono lupi in giro e che nessuno vuole toglierli di qui. Quindi, ho detto loro che siamo costretti a mettere i cani. Mica li possiamo legare e nemmeno metter loro la museruola. Un territorio “infestato”, ormai, che vive nel mezzo di scelte politiche contraddittorie e assurde. Le aziende devono chiudere? Ce lo dicano. Ma dopo voglio vedere chi terrà in ordine il territorio per accogliere i turisti che percorrono i sentieri. Insomma si decida. Vogliono chiuderci dentro reti alte due metri antilupo? Come lager? Lo facciano, ma a loro spese. Io, come tanti miei colleghi, già devo mantenere una decina di cani da guardiania. Di più non posso fare. Mi spiace per i turisti, ma se la devono prendere con chi ci ha costretto a fare questo, non con me».
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