Stefano La Rosa sotto la pioggia i 42 km più belli
Alla prima esperienza sulla maratona olimpica un 57° posto di cui può essere orgoglioso
RIO DE JANEIRO. Stefano La Rosa ha vissuto ieri in Brasile una giornata indimenticabile, da raccontare a veglia a figli e nipoti.
Ha concluso la maratona dei Giochi olimpici di Rio de Janeiro con un 57° posto del quale può andare fiero, viste le difficoltà di una gara velocissima, conclusa con un tempo molto vicino al record olimpico (2h08'44) da parte del keniota Eliud Kipchoge.
Il 31enne portacolori grossetano del Gs Carabinieri ha tagliato il traguardo con il tempo di 2h18'57, quasi 8 minuti in più della maratona disputata a fine 2015 ad Amsterdam (2h11'10) che gli ha permesso di staccare il biglietto per l'Olimpiade di Rio.
Dal punto di vista cronometrico, dunque, il riscontro è stato buono, considerando le condizioni dure della gara di ieri, anche a causa della pioggia caduta durante la gara. Stefano La Rosa, a metà gara, era 60° con il riscontro cronometri di 1h06’48, con un ritardo di 8'46" dal gruppo di testa. Nei rimanenti 21 chilometri, invece, è rimasto prevalentemente tra il 55° e il 60° posto, tenendo un ritmo costante, che gli ha permesso di arrivare abbastanza tranquillamente all'arrivo. Ed è risultato il secondo tra gli azzurri, alle spalle del 42enne Ruggero Pertile, che si è sistemato in 38ª posizione in 2H17'30, ammettendo al microfono della Rai di essere felice del risultato, «arrivato in una gara velocissima». Si è ritirato, invece, dopo una decina di chilometri, il pisano Daniele Meucci: «Ho sentito un dolore improvviso alla parte posteriore della caviglia sinistra – ha detto – Ho provato a proseguire e a sciogliere la scarpa per vedere se migliorava, ma purtroppo non c'è stato nulla da fare».
Nel corso della gara ci sono state altre defezioni e in molti hanno concluso la corsa allo stremo delle forze.
La medaglia d'oro Kipchoge è arrivato al traguardo dopo aver percorso gli ultimi dieci chilometri in solitaria, a dimostrazione di una superiorità evidente, tanto che si è permesso di lanciare una volta per rimanere sotto le due ore e nove minuti. Un vero e proprio marziano, insomma.
La Rosa, dunque, può essere fiero di essersi lasciato alle spalle una ottantina di concorrenti e di aver completato l’esperienza in maniera estremamente positiva, anche se, forse, si aspettava in piazzamento migliore, quasi impossibile con il ritmo imposto dagli atleti andati a medaglia, ma anche dagli altri: Ghirmay Ghebreslassie è stato il primo a completare i dieci chilometri con lo straordinario tempo di 31’08.
Non va poi dimenticato che il grossetano, cresciuto nell'Atletica Banca della Maremma e dominatore in campo nazionale dei 5.000 e 10.000, ha disputato con quella di ieri solamente la terza maratona della carriera: quella di Treviso, in cui è risultato vincitore in 2h12’05, e quella citata di Amsterdam, in cui ha staccato il pass per i Giochi. Se si pensa che Pertile è arrivato a 27 gare sulla lunga distanza, il futuro, dunque, è sicuramente dalla parte di Stefano. Adesso ha quattro anni di tempo per preparare la maratona di Tokyo 2020. A trentacinque anni avrà ancora molte cartucce da sparare e potrà migliorare il piazzamento nella gara d’esordio.
Ieri la Grosseto sportiva è rimasta incollata alla televisione per seguire la gara e il solo fatto di aver concluso la gara e di averlo visto al traguardo apparentemente fresco è stato sicuramente soddisfacente.
Cala così il sipario sui Giochi di Rio e per la prima volta dopo sessant’anni (da Melbourne 1956) l’Italia dell’atletica leggera torna a casa senza medaglie.
Il presidente grossetano della Fidal, Alfio Giomi, che si candiderà per le prossime elezioni federali, analizzerà nei prossimi giorni i risultati ottenuti dai 38 azzurri. Una cosa però è certa: Stefano La Rosa, primo grossetano a vestirsi d’azzurro nell’atletica ai Giochi, aveva già vinto la sua scommessa.
Maurizio Caldarelli
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