Il dolore
Poli si allarga, altri due negozi nel corso
Gli imprenditori conquistano sempre più il centro storico e toccano quota 9 attività: inaugurazioni ai primi di settembre
GROSSETO. «Lo sa qual è la difficoltà di un’azienda che inizia a diventare grande? È quella di essere piccola…» esordisce con un gioco di parole Simone Poli, imprenditore grossetano che si appresta a inaugurare altri due negozi a marchio Poli nel cuore della città, in società con il cugino Patrizio Poli.
Dove? Sempre in corso Carducci dove già l’impresa è attiva da anni, con negozi di abbigliamento e borse a pochi metri di distanza l’uno dall’altro. Una sfida aperta alla crisi, in controtendenza rispetto a storiche attività locali in declino e all’arrivo di colossi internazionali.
New entries. Manca poco. Gli ultimi due “Poli” arriveranno nella centralissima arteria a breve. Il primo sorgerà al numero 65/A di corso Carducci e prenderà il posto del negozio d’abbigliamento I Cosimi, chiuso a giugno. Sarà inaugurato il 3 settembre e sarà dedicato alle borse; soi chiamerà “Poli bags”.
Proprio qui di fronte sorge il negozio Poli più noto, che fa angolo con via Bertani. E accanto a quest’ultimo il Poli store 1911. Si creerà dunque un piccolo triangolo nel giro di pochi metri.
La seconda new entry vedrà la luce sempre in corso Carducci al numero 42. L’inaugurazione è il 9 settembre. Si tratta di 90 metri quadrati di locale, proprio accanto alla tabaccheria Soldati. In vendita abbigliamento delle più note marche già in vendita nei negozi Poli, Guess Jeans, Guess by Marciano e Calvin Klein. Nelle rispettive vetrine ci sono già i cartelloni pubblicitari, i lavori interni sono in corso e gli operai lavorano per assicurare l’apertura dei locali entro le date stabilite. Con queste due nuove aperture la società Poli raggiunge quota 9 negozi - tutti in centro storico, fondi in affitto - di cui 5 in corso Carducci e 4 in via San Martino.
Centro colonizzato. Impossibile negarlo: Poli è l’impresa (l’unica) che ha creato una piccola/grande catena in centro storico. Difficile anche negare l’appetibilità e il riscontro economico che questa fetta di città può dare. «Ci stiamo pian piano concentrando sul corso principale - conferma Simone Poli - Il corso è il corso. Vale sempre la pena provarci…».
Parlano i numeri. In barba alla crisi, il 2015 ha regalato alla società di famiglia ottime performance - il 15% in più rispetto al 2014 - e il 2016 ha restituito un 7% in più rispetto al 2015, come pure gli ultimi due-tre giorni di questo mese «sono stati strepitosi, quindi è normale che un po’ di sorriso ti venga e che abbiamo voglia di andare avanti...».
Il corso cambia volto (o quasi). Il corso è cambiato molto negli anni e sono approdati grandi marchi stranieri. Storiche imprese di famiglia hanno salutato il centro per sempre. Però «poi ci sono anche quelli che resistono in maniera positiva - dice Poli - Quelli che a prezzo di sforzi notevoli provano a investire ancora. E i risultati, a furia di essere temerari, arrivano».
Paura e timori che qualcuno possa pensar male sentendosi minacciato da una sorta di monopolio del centro? «In questo mestiere è una costante respirare concorrenza, è normale; poi si fanno le spalle larghe come in qualunque lavoro». Poli cita un altro imprenditore, Maurizio Cini, su cui i riflettori si accendono spesso per la sua tendenza a investire: «Cini è una persona che si è data da fare, il segno che qualcosa si muove, che qualcuno ci prova, ed è giusto che abbia l’attenzione puntata addosso. In questo senso la crisi non sempre è venuta per nuocere, ma ha persino dato qualche opportunità a chi le idee ce le aveva e aveva voglia di fare qualcosa. Poi è chiaro, quando la crisi finirà sarà finalmente una cosa migliore per tutti».
Le assunzioni. «Già fatte: in vista di queste nuove aperture ho preso altre persone. Ho assunto due persone a tempo indeterminato e una con voucher fino a settembre, che poi assumerò part time. In totale ho assunto 17-18 persone e la mia inizia a essere un’azienda “pesante”. Come faccio a gestire il tutto? Ci vuole tanta pazienza. Penso sempre a quelli che ne hanno 200 di dipendenti e che hanno ancora più cose da gestire di me. Ma come dicevo il problema di essere un’azienda che diventa grande è quella d’essere piccola. Pare un giro di parole ma le aziende grandi hanno un proprietario, il direttore commerciale, il direttore del personale, il magazziniere. Un’azienda piccola ha il proprietario che è direttore del personale, magazziniere, controllore, venditore, e non sempre è facile. Col passare del tempo ho lasciato la vendita pura..». Ora si pensa al resto. Crescere e strutturarsi.
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