Proteste
«I piccoli distributori vanno ko»
Secondo Filabozzi (Confesercenti) molti impianti rischiano di chiudere
GROSSETO. L’arrivo di un nuovo competitor sul mercato locale dei carburanti – un distributore nuovo di zecca a marchio Coop, al Commendone – mette in ulteriore affanno i benzinai grossetani.
«L’apertura dell’impianto a marchio Conad (in via Bulgaria, ndr) – nota Mario Filabozzi, coordinatore provinciale di Faib, il sindacato dei benzinai di Confesercenti – ha già inciso parecchio sui profitti dei gestori grossetani: quello di Coop produrrà un’ulteriore corrosione».
Secondo l’elenco pubblicato dall’osservatorio prezzi carburanti del ministero dello sviluppo economico a Grosseto gli impianti di benzina sono una quarantina; la stragrande maggioranza sono gestiti a livello familiare, con una media di due-tre dipendenti; si parla dunque di un centinaio di posti di lavoro che, secondo Confesercenti, sono a rischio.
È un cul-de-sac. Primo, il mercato della distribuzione di carburanti è in contrazione: il quantitativo complessivamente venduto diminuisce a livello Italia: le automobili hanno motori più efficienti, e le famiglie viaggiano meno rispetto a qualche anno fa. Secondo, c’è la variante prezzo: su di esso la tassazione (le cosiddette accise) pesa per il 60 per cento, poi c’è il margine lordo della compagnia petrolifera, e poi ci sono i costi di gestione; il gestore della pompa si mette in tasca il poco che rimane. «Il benzinaio – spiega Filabozzi – che ha un contratto di comodato gratuito della pompa e di fornitura, ha un margine di 30-40 millesimi di euro al litro».
Il prezzo insomma lo fanno i grandi brand dell’oro nero: Eni, Q8, Tamoil, Erg, Esso... «Il gestore – continua il numero uno di Faib – ha un range di manovra sul prezzo della benzina che non supera la soglia di 10 millesimi di euro: ad esempio, se la compagnia petrolifera fissa un euro al litro, il gestore può alzare il prezzo a 1,010/1,012 euro, non di più».
Le nubi si addensano all’orizzonte: «Negli anni – dice Filabozzi – abbiamo combattuto battaglie per limitare l’ingresso della Grande Distribuzione Organizzata, ma l’apertura verso le liberalizzazioni ci lasciano in mano ben pochi strumenti per difenderci. L’unica soluzione potrebbe essere quella di riconoscere al singolo gestore un margine di guadagno un po’ più consistente». Ma qui entrano in gioco i profitti della grandi compagnie petrolifere e i balzelli che Roma impone.
«Il cittadino ci guadagna – conclude Filabozzi – e noi comprendiamo il suo punto di vista, ma se andiamo avanti così i piccoli impianti saranno costretti alla chiusura».
E quando non ci sarà più il benzinaio che ci pulisce il vetro – e a Grosseto molti gestori mantengono ancora questa cortese pratica, quasi in disuso – o che ci controlla l’olio, saremo costretti a fare tutto da soli: incluso la gestione del self-service quando ci rifiuta la banconota, o, peggio ancora, quando ci ingoia quella da 50 euro lasciandoci il serbatoio a secco.
Giovanna Mezzana
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