«Questo non è il regno dei Vip» Registi e politici per l’accoglienza
Una lettera per confermare l’apertura ai profughi di un gruppo di residenti e frequentatori del borgo Tra i nomi spicca quello della senatrice Monica Cirinnà (Pd): appello alla solidarietà e al buon senso
CAPALBIO. Profughi no. Profughi sì, ma con moderazione. Perché Capalbio rischia di perdere il proprio appeal. È un continuo di fughe in avanti e passi indietro la notizia dell’arrivo di una cinquantina di richiedenti asilo nelle villette di una cooperativa della Piccola Atene, dove d’estate staziona buona parte dell’intellighenzia, soprattutto di sinistra. Ma per chi ha storto – anche pubblicamente – la bocca di fronte all’arrivo dei migranti, c’è anche chi – tra residenti e “adottivi” – ha deciso di organizzare una raccolta di firme per esprimere il proprio dissenso di fronte a questo atteggiamento. Che fino a qualche anno fa si sarebbe bollato come “nimby”, quel “Not in my back” che vuole dire, in questo caso, accoglienza sì ma da un’altra parte.
Tra i firmatari spiccano i nomi del regista Roberto Faenza, della senatrice Pd Monica Cirinnà, quella della legge sulle unioni civili, di Esterino Montino oltre che di Irene Silvestri, giovane stilista grossetana.
«Siamo un gruppo di capalbiesi, residenti stabili, molti tra noi giovani, operatori di aziende agricole, turistiche, ricettive, e con noi anche abituali frequentatori, alcuni presenti da decenni, persone che amano pensare a Capalbio come qualcosa di non effimero o soltanto vacanziero», scrivono. «Capalbio è un piccolo borgo, con un’economia che si regge sull’agricoltura di qualità e sul turismo naturalistico. Innanzitutto, per favore, basta con “Capalbio regno dei Vip!” È uno stereotipo riproposto da chi non ha alcun interesse alla vera informazione».
Se una cinquantina di profughi viene ospitata in un «condominio residenziale di lusso finemente arredato», per i firmatari della lettera altro non è che un significativo avvenimento storico, un piccolo segno dei tempi, contraddittorio e attualissimo, non una catastrofe lesiva «dell’appeal di Capalbio», citando il sindaco Bellumori.
«Crediamo sia mortificante porre come uno dei problemi principali quello del tracollo dei valori immobiliari. Certamente i problemi esistono: i rapporti inevitabili e per alcuni versi auspicabili con la popolazione locale, le possibilità/opportunità di lavoro, il tempo di permanenza di questi cittadini stranieri, la loro composizione familiare (chi è solo ha forse ancora più bisogno di accoglienza), ecc. - scrivono - Tuttavia giustificare con simili problemi reali un rifiuto, una paura preventiva, è atteggiamento che sfiora il razzismo. Guardiamo invece a quei modelli positivi, di cui alcuni organi di informazione hanno giustamente dato conto, comuni dove sono state messe in atto modalità di accoglienza che, partendo dal concetto che ogni diversità è una ricchezza, hanno prodotto uno scambio culturale, sociale, e persino di lavoro, esempi di vera e profonda civiltà».
Per chi ha firmato questa lettera, il problema dell’emergenza profughi, lo spostamento di intere comunità, è un fatto epocale che deve essere gestito dalle pubbliche amministrazioni e dalle popolazioni locali con disponibilità, solidarietà e buon senso. «Ricordiamo che in passato milioni di italiani sono stati costretti a migrare verso altri paesi - dicono - e anche la Maremma è sempre stata terra di immigrazione, terra che ha accolto nel corso dei secoli braccia che cercavano lavoro, donne e uomini che cercavano un futuro migliore per sé e per i propri figli».
ALTRI SERVIZI A PAG.2-3
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
