Il Tirreno

Grosseto

Migranti, parte il ricorso al Tar

di Ivana Agostini
Migranti, parte il ricorso al Tar

Capalbio: i cittadini contro ministero, prefettura e imprese. Il sindaco chiede gli atti alla Prefettura

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CAPALBIO. I fronti sono due, nella querelle sui migranti. Quello del ricorso al Tar e quello dell’accesso agli atti. Il primo è la strada battuta dagli abitanti di Capalbio, («residenti, non vip», tengono a precisare i promotori). La seconda è il percorso scelto dal sindaco di Capalbio, Luigi Bellumori: il primo cittadino ha chiesto alla Prefettura di poter verificare le modalità dell’iter. Il sindaco vuole capire come una società di Siena in liquidazione, la Tor.si, «è venuta in contatto con l’associazione temporanea di impresa della 3 Fontane di Roma e la Senis Hospes di Cosenza». Di più il sindaco non vuole dire. Ha già dichiarato, ha già fatto, anche nei giorni scorsi. Al momento l’accesso agli atti non è possibile.

E il ricorso al Tar? «Nessuno rifiuta i profughi. Capalbio nasce dalla solidarietà. Vogliamo solo invitare le istituzioni a riflettere», dice Mauro Canali, docente universitario di storia contemporanea all’Università di Camerino, uno dei promotori del ricorso. Il ricorso è rivolto contro il ministero dell’interno, il prefetto, il raggruppamento temporaneo e il Comune di Capalbio.

«Il comitato si è formato spontaneamente – precisa Canali – e si è organizzato non appena si è diffusa la notizia che in paese sarebbero arrivati 50 migranti. Non ci sono vip, le cui ville sono nelle campagne, ma capalbiesi che in due giorni hanno raccolto circa 400 firme». Alla base del ricorso dunque ci sarebbe solo la richiesta che le cose vengano fatte bene, nel rispetto delle regole e dei cittadini.

Mauro Canali è residente a Capalbio, vi abita da venti anni. «Questo paese è basato sull’integrazione – precisa – i capalbiesi sono tutto tranne che razzisti. Ci sono molte famiglie dell’Est Europa perfettamente integrate col resto degli abitanti». Fra le ragioni del ricorso ci sarebbe il mancato rispetto di una prescrizione presente all’interno del bando. «Nel bando si legge – dice Canali – che per prevenire eventuali problemi di ordine pubblico non sarebbero state prese in considerazione offerte concernenti strutture di accoglienza da realizzarsi all’interno di edifici in cui fossero presenti altre unità immobiliari già utilizzate. Degli otto appartamenti del Leccio – sottolinea – uno è stato venduto e vi abita una famiglia». I ricorrenti dunque hanno colto che una prescrizione non è stata rispettata: pensano che questa famiglia che abita all’interno del complesso potrebbe sentirsi a disagio circondata da 50 stranieri, tutti uomini. Il problema, secondo i ricorrenti, non si sarebbe posto se l’assegnazione fosse avvenuta in modo diverso. «I profughi saranno ospitati in una zona di Capalbio abitata in inverno da circa 150 abitanti – dice il professore – I migranti saranno 50, un terzo dei residenti. La maggior parte dei locali, in inverno, è chiusa. Dove passeranno il loro tempo. Cosa faranno? Questa non è integrazione».

Avrebbe avuto più senso smistare i profughi nelle frazioni del Comune: «Pitigliano che conta gli stessi abitanti di Capalbio avrà quattro profughi; Grosseto, 90.000 abitanti, ne avrà 150; Capalbio, quattro anime, 50. Forse qualche cosa non va».

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