Il Tirreno

Grosseto

Stagionali, ennesima beffa L’assegno varrà la metà

di Giovanna Mezzana
Un cameriere al lavoro nel ristorante di uno stabilimento balneare (foto d'archivio)
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Un cameriere al lavoro nel ristorante di uno stabilimento balneare (foto d'archivio)

Ferretti (Cgil): il governo non ha intenzione di rimandare l’entrata a regime della nuova indennità di disoccupazione, 8.000 maremmani con il fiato sospeso

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GROSSETO. L’estate trascorsa a servire ai tavoli dei ristoranti di Castiglione, a smistare il traffico nei parcheggi di Albinia o della Feniglia, a riordinare gli ombrelloni sulle spiagge di Follonica porterà pochi spiccioli – per i tempi duri – nelle tasche dei lavoratori stagionali. Salvo colpi di scena, quest’anno entrerà davvero in vigore la nuova Naspi, la prestazione economica istituita il 1° maggio 2015, che sostituisce le precedenti versioni dell’indennità di disoccupazione e che, rispetto ad esse, garantisce una copertura temporalmente inferiore. Il Governo avrebbe deciso di calmierare lo svantaggio concedendo solo un mese di indennità in più rispetto a quanto previsto: sono le indiscrezioni raccolte da Cgil.

Rumor. Se le voci troveranno conferma, si troveranno in debito di ossigeno 8.000 maremmani, tra camerieri e cuochi, assistenti bagnati e insegnanti di fitness, tuttofare in cucina, addetti alle pulizie negli stabilimenti balneari e nei camping ... Tanti sono i lavoratori, secondo un calcolo prudenziale di Cgil Filcams Grosseto, che da Monterotondo Marittimo a Capalbio, ogni anno possono contare su di un contratto di lavoro solo per qualche mese: e rappresentano il 15-20 per cento dell’intera platea locale dei lavoratori. «Se i rumor di questi giorni saranno confermati – dice Andrea Ferretti, segretario generale della Filcams grossetana – saremo di fronte a una vera e propria elemosina, distante anni luce dalle nostre richieste. Risultato? Si continua a considerare i lavoratori del turismo come addetti a cui concedere dell’assistenzialismo e non come lavoratori di un comparto strategico su cui investire».

Aspettative deluse. Battezzata nella primavera 2015, la nuova Naspi di fatto non è ancora entrata in vigore. Per il 2015, infatti, Roma aveva dato via libera alla richiesta di allungare il periodo transitorio del vecchio regime, più favorevole per i lavoratori stagionali. Per il 2016, i sindacati avevano avanzato la medesima richiesta: e la Commissione Lavoro della Camera aveva detto sì, all’unanimità. Poi la doccia fredda.

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La novità. Facciamo l’esempio di chi mediamente riesce a lavorare per sei mesi all’anno con contratti a tempo determinato: anche con datori di lavoro diversi, anche con mansioni differenti. Per esempio, un cameriere lavora aprile e maggio in una pizzeria di Grosseto, poi per giugno e luglio trova un’opportunità in un campeggio di Marina, e finisce la stagione in uno stabilimento balneare di Rocchette. C’era una volta l’assegno di disoccupazione che durava tanti mesi quanti se ne erano lavorati. Adesso non c’è più. Chi ha lavorato sei mesi ha diritto a un sussidio (la vecchia indennità di disoccupazione) dimezzato rispetto al passato: «Tre mesi di copertura – dettaglia Ferretti – anziché sei».

Spiccioli. La Naspi, infatti, è corrisposta mensilmente per un numero di settimane pari alla metà delle settimane di contribuzione degli ultimi quattro anni. Così è stato previsto. E prima o poi sarebbe andata a regime. La delusione, piuttosto, sta nel fatto che il sindacato si aspettava un traghettamento “ammortizzato” al nuovo sistema. E invece, e questa è la novità, «Il Governo – informa Ferretti – con uno dei suoi colpi di spugna, ha deciso di regalare un solo mese in più di indennità di disoccupazione». Quindi per chi ha lavorato sei mesi, si parla di tre assegni mensili, forse di quattro: forse, perché il bonus aggiuntivo di un mese non è stato ancora messo nero su bianco.

Nessuna tutela. C’è da ricordare che hanno diritto all’indennità di disoccupazione – che mensilmente è pari al 75% della retribuzione media mensile imponibile ai fini previdenziali e degli ultimi quattro anni – solo quei lavoratori che hanno un contratto a tutti gli effetti da lavoratore dipendente (pur a tempo determinato); rimangono esclusi, ad esempio, coloro le cui prestazioni vengono pagate mediante voucher, titolo escogitato per l’emersione del nero in agricoltura, ma ormai largamente impiegato anche nel settore della ricezione e della ristorazione.

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