Lutto
Un babbo: «Sindaco, le ridò la mia carta d’identità»
Scuola del Pollino trasferita, i genitori infuriati: «Le istituzioni non ci rappresentano più: trattano i nostri figli come oggetti»
GROSSETO. In segno di protesta sulla chiusura della scuola, Angelo si dice pronto ad aprire il portafogli e riconsegnare simbolicamente in Comune il suo status di cittadino.
«Vorrei andare dal sindaco di Grosseto (Antonfrancesco Vivarelli Colonna, ndr) - lamenta Angelo Tarquini, padre di un bambino iscritto all’asilo del Pollino - per consegnargli la mia carta d’identità e la mia tessera elettorale e fargli capire che non mi sento più rappresentato dalle istituzioni comunali e da lui. È come se non contassi più niente, come se fossi un cittadino di serie B (idem gli altri genitori qui al mio fianco), quando invece sono un grossetano come gli altri e che come tutti gli altri vorrebbe godere degli stessi diritti per sé e per i propri figli. Non solo doveri». Come lui la pensano le altre famiglie coinvolte.
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L’asilo del Pollino è la piccola scuola a rischio chiusura sulla strada provinciale 80, a 5 chilometri da Grosseto.
Un passo indietro. Sono passati 10 giorni dal 4 agosto, giorno in cui è più o meno ufficialmente morta - come abbiamo scritto e titolato giorni fa - l’ultima scuola di campagna intorno alla città, una piccola struttura condotta alla vecchia maniera, come cinquant’anni fa, e che per questa sua identità era stata scelta non solo da chi abita in campagna ma anche dai tanti genitori grossetani affezionati alle radici e alla qualità del servizio.
Risale al 30 giugno scorso l’ultima lezione; poi, la settimana scorsa, ecco un incontro convocato a sorpresa dalla dirigente. «I bambini erano già iscritti e noi genitori - dice Angelo - non sapevamo niente. Pensavamo che lei ci desse una serie di dettagli sulle iscrizioni e invece...». Invece doccia fredda: la dirigente comunica che la scuola viene chiusa e la sezione (13 bambini già iscritti) spostata nell’altro asilo dello stesso plesso scolastico numero 5. Tutti in piazza De Amicis, nel quartiere di Barbanella. La pillola non va giù e scoppiano polemiche sulla sostanza e sul metodo, sulla dirigente («che si è incontrata e confrontata col vicesindaco senza informarci di quello che accadeva se non a cose fatte») e sul Comune. Due giorni fa Tarquini ha presentato un esposto in procura.
Il video - L'asilo di campagna chiude, genitori infuriati: "I nostri bimbi spostati come sedie e scrivanie"
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Riunioni e confronti. Anche ieri mattina i genitori si sono ritrovati lì di fronte all’asilo per capire il da farsi. Notizie dal Comune? «Nessuna o quasi». In ogni caso nulla che sia ritenuto soddisfacente dalle famiglie.
Di fronte ai cancelli sbarrati, lungo la strada sterrata che si affaccia sulla scuolina, ecco mamme e padri infuriati, i cui figli sono stati «trasferiti in automatico» a Barbanella. Laura Mascagni, Monia Bai, Angelo Tarquini, Miriam Giacomelli, Renzo Rubino. Accanto a loro interviene a portare solidarietà Simona Gallorini, altra madre di un bambino che non frequenta più l’asilo («ci andava in passato, comunque sono venuta lo stesso perché mi sento emotivamente coinvolta»).
Figli spostati come sedie. Danno fastidio le mancate o generiche risposte comunali. «Io ho mandato una mail al sindaco - protesta Laura - il quale alla fine mi ha risposto ieri (due giorni fa, ndr) che la prossima settimana sarà fissata una riunione in cui il Comune valuterà i margini di azione ed eventualmente ci convocherà. Perché “eventualmente”? Noi vorremmo essere convocati, sia davanti al sindaco che davanti alla dirigente scolastica, per capire meglio di fronte a entrambi il rimpallo di responsabilità: siccome è una decisione che non capiamo e che si stanno rimbalzando tra loro, ci piacerebbe essere messi al corrente di quello che succede con trasparenza, cosa che finora non è avvenuta. Non si capisce perché è capitato questo e di chi è la colpa: siamo 13 famiglie in difficoltà, non certo poche. Vogliamo risposte - dice Laura - anche perché i bimbi sono nostri e vogliamo essere noi a decidere dove mandarli. Siamo stati noi a iscriverli qua perché volevamo così e ci troviamo ora a subire una decisione dall’alto che non ci rappresenta, che ci mette in difficoltà, che non condividiamo. I problemi sono legati alla mancanza del personale e alla custode? Ce lo dicano. Hanno deciso di trasferire la sezione: anche i nostri bambini vengono spostati alla pari di sedie, scrivanie, mobili e di tutta la roba che arreda l’asilo».
Tarquini: «Comunicazioni e risposte istituzionali zero. Avevo chiamato in Comune e la segretaria del sindaco mi ha detto che sarei stato ricevuto a ottobre... Ho chiamato l’ufficio scolastico provinciale (ex Provveditorato) e la segretaria mi ha risposto: “ne parlo col provveditore e la faccio richiamare”. Non ho saputo più nulla».
Gallorini (“l’ex mamma” solidale) punta il dito sui tempi. Due pesi e due misure. «L’appuntamento a ottobre? Quando decidono di chiudere una cosa si sbrigano sempre, quando invece si tratta di dare risposte ai cittadini su come tenere aperto un servizio, se ne riparla sempre tardissimo. La vedete quella scritta sulla facciata? C’è scritto il Pollino. È tutta colorata. La facemmo noi genitori a nostre spese, assoldando un’artista. Un piccolo gesto per far capire quanto tenessimo a questa nistra scuolina».
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