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Parco Centrale, altre cinquanta multe

di Paola Villani
Le automobili parcheggiate al Parco Centrale
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Le automobili parcheggiate al Parco Centrale

Follonica, i turisti continuano a scambiare l’area del mercato per un parcheggio, fioccano le sanzioni da 85 euro

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FOLLONICA. C’è già chi ha battezzato come il “trappolone centrale” il qui pro quo delle auto posteggiate nell’area mercatale. Una trappola la è: sabato sera sono state staccate altre cinquanta multe che si aggiungono ai centodieci verbali del fine settimana precedente.

Ogni week end l’argomento dunque torna agli onori delle cronache: moltissimi turisti passando da via Massetana pensano che lo spazio del Parco Centrale, costruito per ospitare i banchi del mercato, sia un maxi posteggio e lasciano lì i loro mezzi. Era già successo lo scorso fine settimana con oltre un centinaio di sanzioni fatte dalla Municipale: da 85 euro ciascuna e per un tesoretto di quasi diecimila euro per le casse comunali. Ed è accaduto di nuovo sabato sera con altre cinquanta multe.

Va da sé che si sia aperto ancora una volta il dibattito su quell’area: il Movimento Cinque Stelle l’ha sempre definita “central parking”, sostenendo che di parco quella zona non ha nulla e che di fatto è solo un posteggio, mentre i follonichesi si chiedono se non potrebbe essere aperto alle auto quando non c’è il mercato.

Questo fine settimana a Follonica c’erano moltissimi turisti e il Parco Centrale si è trasformato di nuovo in un parcheggio: entra la prima auto, la seconda, la terza e così via. Chi arriva da fuori non sa la storia dell’ex ippodromo dei Pini, e non trovando posto per la vettura, decide di lasciarla dove ce ne sono altre.

«Nonostante il Parco Centrale sia un parco verde apprezzato e riconosciuto, la gente di fuori lo ha scambiato per un posteggio centrale; erano decine le macchine posteggiate sulle mattonelle e in ordine – racconta Ubaldo Giardelli, ambientalista del Golfo – Quando sbaglia una persona, è sicuramente l’errore di un singolo, ma quando sbagliano a decine forse bisognerebbe ammettere che l’errore è a monte, e sarebbe opportuno prevedere qualche correttivo. Dopo il primo episodio sarebbe bastata qualche catena, qualche paracarro divisorio o capretta con un divieto di sosta dipinto (che non compromettevano il passaggio di pedoni e biciclette). E invece non si è fatto niente. Si è preferito insistere con quello che sta diventando un trappolone per i turisti e un modo per far cassa, visti gli agenti che erano diligentemente a compilare verbali».

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