Sicurezza
Cinigiano e la fusione, Barbagli all’attacco
Il capogruppo di minoranza: «La sensazione è che si voglia rimandare fino alla fine della legislatura»
CINIGIANO. Non trova consensi, per il momento, la proposta di fusione di Cinigiano con un comune maremmano: lo dice a chiare note il capogruppo di minoranza di Cinigiano – Giovanni Barbagli – che sollecitare di nuovo la sindaca Romina Sani a valutare la fusione con altri comuni. E se non andasse in porto il matrimonio con la Maremma, resta sempre la chanche dell’Amiata: fusione con Castel del Piano e Arcidosso.
È bene che la fretta non governi questo tipo di operazioni: e così la sindaca di Cinigiano spiega: «Stiamo ragionando sulla questione fusione. Siamo convinti che il modello sia giusto, ma sono processi lunghi. Cinigiano sarebbe pronto, ma ogni realtà comunale ha i suoi tempi. Non bisogna scalpitare».
Barbagli, invece, di fretta ne ha. Perché? «Due sono i vincoli che il Comune di Cinigiano ha – spiega – Uno è quello previsto dalla legge nazionale e regionale, che obbliga i comuni sotto i cinquemila abitanti a fondersi con comuni confinanti. L’altro muove dal fatto che la fusione deve essere proposta dal comune stesso e sottoposta a referendum consultivo entro il 2016. Se non viene realizzata entro questa data, interviene di autorità la Regione Toscana».
Barbagli osserva che i promessi sposi di Cinigiano paiono nicchiare. E sbotta: «Le conseguenze non sono insignificanti – dice – Occorre decidere come e quando uscire da questo stallo istituzionale, anche in considerazione della perdita dei benefici che le leggi nazionali e regionali prevedevano. D’altra parte la mancata fusione prolunga una situazione delicata sul piano istituzionale, nella quale il comune di Cinigiano è isolato dopo la sua uscita dall’Unione dei Comuni dell’Amiata grossetana».
Da qui la domanda alla sindaca: «Dando per scontata, fino a prova contraria, la buona fede del sindaco di Cinigiano per la scelta di uscire dalla Unione dei Comuni dell’Amiata e andare verso la fusione con altri comuni – aggiunge – domando perchè dopo un anno da questa scelta siamo rimasti al palo. Per un matrimonio bisogna essere almeno in due, ma gli altri comuni evidentemente non hanno collaborato nel realizzare l’accordo. Nel rinviare questa fusione, intravedo il tentativo di traccheggiare per arrivare a fine legislatura da parte dei sindaci».
Barbagli assicura che la minoranza lavorerà per l’obiettivo della fusione e rilancia l’idea di distacco delle zone montane di Cinigiano dal comune di origine e loro fusione con Arcidosso. E poi l’invito per «la riproposizione della fusione del comune di Cinigiano con un comune maremmano che dovrebbe formalizzare – dice Barbagli – la proposta entro novembre. In carenza di decisioni entro la fine dell’anno – conclude – si richiede di proclamare il referendum popolare sulla fusione di Cinigiano con Arcidosso e Castel del Piano».
Fiora Bonelli
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