Finanza
Prestito sociale: come funziona
Presentato a Festambiente il modello di investimenti “civili”
RISPESCIA. La funzione sociale del prestito fra privati nell’ottica di un’economia civile ma anche un’alternativa interessante e poco rischiosa per chi vuole investire fuori dal contesto bancario e finanziario.
In Lombardia, Emilia Romagna, Lazio, Piemonte, Veneto e Toscana lo hanno già capito così come ha spiegato a Ripescia (Grosseto) in occasione di Festambiente, Luciano Manzo, ad di Smartika, principale operatore italiano di social lending in Italia.
Dialogando con Enrico Fontana, responsabile economia civile di Legambiente, Manzo ha spiegato come «in un periodo in cui gli investimenti tradizionali a breve e lungo termine (come i bund a 10 anni, Btp italiani o il mattone) fruttano poco o niente, sempre più italiani scelgono i prestiti tra privati (social lending) per avere un ritorno economico ma anche per sostenere l’economia reale, quella dei cittadini».
Chi prende in prestito, offrendo sempre delle garanzie sulla sua affidabilità, può usufruire di tassi effettivi che partono dal 6,50%, mediamente più bassi del mercato.
Chi decide di prestare denaro può ottenere rendimenti lordi tra il 4% e il 6,5% in base al profilo di rischio dei soggetti a cui si decide di prestare, contro il 2% massimo (solo per i primi 6 mesi - Fonte Widiba) dei conti di deposito, l’1,5% (10 anni) o il 2,6% (30 anni) lordo circa dei Bot. Negativi i rendimenti degli altri prodotti finanziari, con il listino principale di Borsa Italiana (Ftse Mib) che ha perso oltre il 27% dall’inizio dell’anno, e anche del mattone, con i prezzi delle case in calo del 4,4% a fine 2014 e del 2,5% a fine 2015 (Fonte Assofin).
«Chi richiede il prestito – ha spiegato Manzo alla platea di Festambiente – ha tassi vantaggiosi ma sa anche che gli interessi da lui pagati non vanno nelle tasche delle banche bensì dei suoi prestatori alimentando così un’economia circolare».
La regione dove si fanno più prestiti tra privati in Italia è la Lombardia, con oltre 2,8 milioni di euro di erogazioni, pari al 12% della raccolta di Smartika che, nel nostro Paese, ha una quota di mercato dell'80%.
Segue l’Emilia Romagna (2,2 milioni di euro di erogazioni) dove ci sono più prestatori di denaro che richiedenti prestiti e di conseguenza la raccolta contribuisce a soddisfare non solo le richieste di prestiti interne ma anche quelle provenienti da altre regioni, al contrario di quanto avviene ad esempio in Toscana.
«Il mercato del social lending italiano – ha proseguito l’amministratore delegato di Smartika – sebbene in espansione, rappresenta con i suoi 26 milioni di euro una quota modesta in Europa, dove i prestiti ammontano a 8,4 miliardi di euro con il Regno Unito che rappresenta oltre l’80%. Il social lending è un canale alternativo di credito che consente il prestito diretto tra privati, facendo a meno di banche e società finanziarie. Il processo si basa sulla creazione di una comunità nella quale i richiedenti (coloro che richiedono un prestito) e i prestatori (coloro che investono il proprio denaro prestandolo ad altri) possono interagire direttamente tra loro, senza ricorrere a intermediari, ottenendo condizioni migliori per entrambi (tassi più bassi per chi ottiene il prestito e interessi più alti per chi presta denaro). All’interno della comunità si crea in questo modo un mercato nel quale i tassi correnti sono determinati solo e soltanto dall’incontro diretto tra domanda e offerta».
Nelle regioni dove il social lending è più sviluppato, i lender 9 volte su 10 sono uomini di età compresa tra 26 e 55 anni, che erogano per lo più da mille a 5 mila euro (mediamente più di 4 casi su dieci) e in misura leggermente minore da cento a mille euro (oltre 3 casi su dieci). I prestatori più giovani, tra 18 e 25 anni, si concentrano in Piemonte dove rappresentano il 4% del totale, quelli più anziani, over 56 anni nel Lazio dove arrivano al 22%.
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