Il Tirreno

Grosseto

«Nessun lucro, qui lavorano 71 persone»

di Gabriele Baldanzi
 «Nessun lucro, qui lavorano 71 persone»

Le coop replicano alle accuse di Lega e FdI. E invitano a conoscere il sistema locale d’accoglienza

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GROSSETO. Ieri il presidente del consiglio comunale di Grosseto, il leghista Claudio Pacella, non ha usato mezzi termini: l’aiuto volontario al Vivaio Principina da parte di dodici migranti umanitari ospiti a Grosseto della cooperativa Uscita di sicurezza non gli era affatto piaciuto – e ancor meno gli era andato giù il fatto che sindaco e vicesindaco lo avessero avallato – perché, ha detto, «tutte queste cooperative traggono profitto dalle disgrazie umane» e perciò «non hanno la mia simpatia», aveva aggiunto. E anche i consiglieri Mario Lolini, sempre della Lega nord, e Gino Tornusciolo, eletto con Fratelli d’Italia e sostenuto da CasaPound, avevano additato il sistema di gestione dei migranti da parte delle cooperative e qui «35 euro» che queste ricevono per l’accoglienza. «Ci sono centinaia di disoccupati a Grosseto e noi paghiamo 35 euro al giorno i migranti per farli poi lavorare quando c’è bisogno. Noi questo non lo vogliamo», ha dichiarato Lolini.

Oggi arriva la puntuale smentita di Agape, Auxilium Vitae, Solidarietà è Crescita e Uscita di Sicurezza, quattro cooperative sociali che operano nel territorio della provincia di Grosseto, danno lavoro a 71 persone e hanno permesso il passaggio di oltre 1.300 persone in due anni e mezzo senza ripercussioni per i cittadini.

«Il sistema di accoglienza dei richiedenti asilo è gestito dalla Prefettura, per conto del Ministero dell'Interno – spiegano Sonia Palmieri per Agape, Finnicella Palmieri Brogi per Auxilium Vitae, Alberto Brugi per Solidarietà è Crescita e Luca Terrosi per Uscita di Sicurezza –. Per dare alloggio, vitto e alcuni di servizi di integrazione la Prefettura emana dei bandi sulla base dei quali poi stipula accordi con soggetti privati. Tra questi, nel Grossetano, ci sono le nostre quattro cooperative sociali: soggetti nati da esperienze diverse, ma che operano nello stesso ambito, cercando di prestare servizi a delle persone che vivono uno stato particolare di disagio e che la legge italiana, in linea con il diritto internazionale e le norme europee, tutela».

Le cooperative Agape, Auxilium Vitae, Solidarietà è Crescita e Uscita di Sicurezza danno alloggio oggi, complessivamente, a 310 richiedenti asilo e per farlo, come detto, impiegano settantuno operatori.

«I 30 euro a persona al giorno che ricevono dal Ministero – puntualizzano le quattro cooperative – servono dunque a pagare le strutture e le utenze, il vitto, gli abiti e i prodotti per l’igiene, oltre a coprire il costo orario delle persone impiegate e a finanziare alcuni servizi, come i corsi di lingua italiana. Di questi 30 euro, 2,50 euro al giorno vanno nelle tasche dei richiedenti asilo per le spese correnti, il cosiddetto “pocket money”. C’è ben poco margine quindi per lucrare».

Le cooperative non si nascondono dietro a un dito. «Se è vero che il meccanismo nazionale dell’accoglienza così come è concepito ha consentito ad alcuni di speculare, e la vicenda di Mafia Capitale ne è l’esempio lampante – dicono Sonia Palmieri, Finnicella Palmieri Brogi, Alberto Brugi e Luca Terrosi –, è altrettanto vero che nei luoghi i cui l’accoglienza è concepita come un sistema in cui rappresentanti dello Stato collaborano con i privati in un dialogo costante con le istituzioni, questo non può accadere. Ed è proprio il caso del nostro territorio dove la rete messa a punto tra Prefettura, Asl e Comuni ha consentito di gestire il passaggio di oltre 1.300 persone in due anni e mezzo senza ripercussioni per i cittadini. Comprendiamo però che questo sistema sia sconosciuto ai più e quindi invitiamo tutte le persone interessate ad approfondire i nostri progetti e conoscere le nostre strutture a contattarci. Saremo ben lieti di accoglierle». (f.f.)

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