Il Tirreno

Grosseto

Maltrattamenti al nido: le maestre chiedono di patteggiare

Francesca Gori
Maltrattamenti al nido: le maestre chiedono di patteggiare

La Procura è d'accordo, i genitori dei bambini si oppongono: "Un anno e mezzo di pena è troppo poco"

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GROSSETO. Gli avvocati delle famiglie dei piccoli che frequentavano l’asilo chiuso dopo l’indagine delle forze dell’ordine lo hanno saputo quasi per caso.

La Procura ha accettato la richiesta di patteggiamento presentata dall’avvocato Diego Innocenti, legale di Azzurra Marzocchi, la responsabile della struttura che era stata arrestata dopo che la polizia aveva scoperto quello che accadeva dentro l’asilo. E lo stesso hanno fatto le altre maestre che erano state arrestate su ordine del gip. È bastato che gli avvocati che seguono le famiglie dei trenta bambini che frequentavano l’asilo leggessero l’istanza di revoca dell’obbligo di dimora della donna per scoprire che la Procura aveva accolto la richiesta di patteggiamento con una pena di un anno e sei mesi con la condizionale. Servirà il passaggio dal giudice per l’udienza preliminare, ma per i genitori dei piccoli, quel patteggiamento è inaccettabile. Tanto che sia alla sostituta procuratrice Arianna Ciavattini che al giudice per le indagini preliminari Marco Bilisari, che aveva appunto applicato le misure restrittive nei confronti della donna, sono arrivate le memorie dei legali delle famiglie. Che chiedono, in coro, che sia rivista proprio quella decisione.

Due i capi di imputazione che sono stati formulati nelle istanze di patteggiamento: l’ipotesi di maltrattamenti e quello di abbandono dei minori. Ipotesi che, secondo gli avvocati dei familiari, non rappresenterebbero quello che è successo per tre anni dentro l’asilo. «Quei fatti - spiega Alessandro Antichi - sono stati commessi non su un solo bambino, ma su trenta. Per tre anni, creando uno stato di sofferenza nei piccoli che è stato certificato. Non si legge da nessuna parte poi né che sia previsto un risarcimento e nemmeno l’interdizione da quel tipo di lavoro. Marzocchi ha parlato del “metodo azzurriano” e niente impedisce che in futuro possa rifare quello che ha fatto a lungo».

Per i familiari dei bambini e per i legali che li stanno seguendo, un anno e sei mesi con la condizionale sono pochi: non sarebbero infatti state tenute in considerazione le aggravanti. «Nel capo di imputazione si parla di maltrattamenti - dice ancora l’avvocato Antichi - ma deve essere contestato alle imputate anche quello di lesioni che non viene assorbito dal primo reato contestato e anche nel caso in cui si dovesse procedere in questo modo, la pena dovrebbe essere aumentata del triplo, perché non è stato solo un bambino ad essere maltrattato ma trenta». I familiari hanno quindi chiesto di presentare opposizione all’istanza di patteggiamento firmata dalla sostituta procuratrice Ciavattini e hanno indicato anche il nome dello psicologo incaricato dal Comune di seguire i piccoli per essere ascoltato.

Contestata anche la richiesta di sospensione condizionale della pena: i requisiti per la concessione del beneficio verrebbero meno se il capo d’imputazione verrà riformulato. «La pena in quel caso sarebbe superiore ai due anni - dice Antichi - quindi non sarebbe possibile applicarlo. La Marzocchi ha tentato di alleggerire la sua posizione ma non ha mai dato alcun segno di pentimento. I maltrattamenti non si sono interrotti perché la donna si è ravveduta ma soltanto perché è intervenuta la magistratura».

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