Proteste
«Sbagliato collaborare con le coop»
Il presidente del consiglio comunale Pacella (Lega) prova a smorzare la polemica sui migranti, ma ribadisce il suo no
GROSSETO. «Le chiacchiere d’agosto, le accuse di razzismo e i servizi fotografici dai contorni gentili possono trovare ospitalità altrove». Il presidente del consiglio comunale, Claudio Pacella, esponente della Lega nord, interviene con una “comunicazione istituzionale” nella bufera, interna alla maggioranza di centrodestra, dopo che i consiglieri di Lega nord, Mario Lolini, e di Fratelli d’Italia, Gino Tonusciolo, hanno duramente criticato la scelta del sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna (Lista Vivarelli Colonna) e del suo vice Luca Agresti (Forza Italia) di coinvolgere una dozzina di richiedenti asilo, ospiti della cooperativa Uscita di sicurezza, per aiutare il Vivaio Principina a rimettersi in piedi dopo l’incendio di sabato.
Pacella assicura vicinanza ai titolari del vivaio e compattezza del consiglio comunale nella solidarietà. Non risparmia però il proprio biasimo per «le cooperative che lucrano sulla pelle dei migranti». E da qui nasce la sua condanna all’impiego dei dodici. Il Tirreno lo ha raggiunto al telefono per approfondire la sua posizione.
«Il problema è molto semplice – spiega Pacella –. Se queste persone fuggono da una guerra o da una persecuzione, saranno miei fratelli. Io sono cattolico praticante. Se invece sono migranti economici io qualche problema ce l’ho. Tutte le frontiere verso nord possono essere ricettacolo, è un problema geofisico. Chi invece fugge è un perseguitato e verrà a dormire a casa mia. Mentre per quanto riguarda le cooperative: queste che a mio avviso traggono un profitto dalla gestione di questi servizi non hanno tutta la mia simpatia come invece ce l’ha la Caritas, alla quale io mi inchino, a don Enzo e al nostro vescovo».
Parla anche della cooperativa Uscita di sicurezza?
«Io parlo di tutte le cooperative che hanno interessi in questo tipo di servizio».
Ieri il presidente di Uscita di sicurezza ha spiegato che i 35 euro spesi al giorno per ogni migrante ritornano comunque sul territorio.
«Il problema non sono i 35 euro. Io non amo chi trae profitto dalle disgrazie umane e ho l’impressione dalla cronaca quotidiana che molte di queste pseudo umanitarie ne traggono grande vantaggio. Sicuramente non lo fanno per beneficienza».
Quindi, per lei, compresa la coop che opera a Grosseto?
«Tutte le cooperative. Quella di Grosseto non la conosco, non conosco chi la dirige, non mi interessa. Il problema non è uscita di sicurezza o entrata di servizio, ma il meccanismo, che va combattuto».
Nel merito: lei le avrebbe impiegate queste persone?
«Tutte le attività che hanno subito un danno da qualche delinquente devono essere aiutate dal Comune. Se vorranno organizzare una cena per raccogliere i fondi sarò il primo a parteciparvi. Ma penso che l’amministrazione abbia tutta la forza e la struttura organizzativa per farla da sola».
Quindi non le avrebbe chiamate, posto che si sono offerte loro?
«Io penso che l’amministrazione non ha bisogno di nessuno: non ne vedo l’utilità. Abbiamo le forze».
Dunque non condivide le parole del sindaco e del vicesindaco che hanno ribadito di aver apprezzato il gesto?
«Ma io non condanno l’operazione. Col sindaco oggi ci siamo sentiti, mi ha scritto “grande presidente” riferito al mio comunicato. Io vengo a quella parte politica che ha questo tipo di posizione. Il sindaco altrettanto, ci riconosciamo tutti in un certo tipo di atteggiamento. Penso che sia stata fatta la tempesta in un bicchier d’acqua. Non c’è alcuna divisione».
Però Lolini e Tonusciolo hanno detto cose chiare.
«Lolini e Tornusciolo hanno detto cose molto chiare perché gli uomini non vanno usati in quel modo. Servono delle competenze: non si va a spazzare un marciapiede, c’è da bonificare un’area. Il problema non è essere a favore o contro quel che dice il sindaco. Non condivido, ripeto, l’impiego di strutture simil umanitarie, perché non lo sono».
Nel comunicato dice di parlare a nome di tutto il consiglio comunale.
«Logicamente quando si parla in questo senso io rappresento il consiglio in toto come presidente, ma sono un presidente speso da una parte del consiglio, rappresento politicamente la maggioranza. Rappresento (il consiglio) quando vado a stringere una mano, non quando esprimo un giudizio politico».
Quindi è il suo giudizio personale, non da presidente del consiglio comunale?
«Il presidente è espressione di un voto a maggioranza, in questo caso eletto al primo turno. Pur da presidenti non si smette di pensare dal punto di vista politico. Certo, sono il presidente del consiglio votato da chi ha vinto le elezioni. Più uno, che non so chi sia».
È andato al vivaio a vedere la situazione?
«Sono fuori Grosseto. Rientro il 15 e sicuramente la settimana dopo andrò a vedere, se i signori proprietari avranno piacere: mi metto a loro completa disposizione».
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