Sicurezza
LA BRUSCA FINE DI STRATEGICHE ARMONIE
di EMILIO GUARIGLIA Non fu difficile essere buoni profeti quando, il 23 gennaio scorso, si scrisse che i problemi per Antonfrancesco Vivarelli Colonna sarebbero arrivati nel momento in cui l’ala...
di EMILIO GUARIGLIA
Non fu difficile essere buoni profeti quando, il 23 gennaio scorso, si scrisse che i problemi per Antonfrancesco Vivarelli Colonna sarebbero arrivati nel momento in cui l’ala destra della sua coalizione elettorale si fosse resa conto che Vivarelli Colonna troppo di destra non è.
Quel giorno, alla Fondazione Il Sole, Antonfrancesco presentò la sua candidatura a sindaco in una sala gremita e in un tripudio di simboli e bandiere. Tutto rose e fiori, se non fosse stato – si notò allora – per quel difficile abbinamento tra le felpe salviniane e le fiamme tricolori che puntellavano la platea osannante e il discorso di battesimo scelto dal candidato: le parole di Giorgio La Pira, sindaco cattolico di Firenze che della solidarietà e dell’integrazione fra i popoli fu icona.
Assordati dalle loro stesse urla di entusiasmo, molti dei presenti quel giorno non ascoltarono. O forse scelsero di fare finta di niente, anteponendo l’obiettivo (la vittoria alle elezioni) ai “dettagli” di percorso. Tanto quando si è vinto, pensò qualcuno, poi si fa come si dice noi. Così in campagna elettorale tutti, nel centrodestra, hanno nascosto le differenze. Ora però quella “strategica armonia” presenta il conto. E forse ancor prima di quel che ci si aspettasse.
Vivarelli Colonna è un cattolico centrista, ed è un pragmatico. Fa politica per missione e non – come qualche leader dei partiti della sua coalizione – per guadagnare un posto la sole in vista di candidature al Parlamento. E da sindaco pragmatico si è accorto in fretta – insieme con il fidato vice Luca Agresti, altro moderato – che il sistema di accoglienza dei richiedenti asilo a Grosseto è gestito molto bene, lungo una catena che parte dall’Asl, passa per il Coeso e si chiude con Uscita di Sicurezza. Per questo prima Agresti e poi il sindaco in persona a questo sistema locale – ancorché targato centrosinistra – hanno voluto mostrare fiducia. Così facendo hanno acceso la miccia di una detonazione che covava da tempo. Ma a chi conviene l’esplosione? Con velata perentorietà Pacella fa sapere che il consiglio comunale sulla questione non sta col sindaco e il suo vice. Ma se il sindaco, temendo l’insurrezione, cedesse subito, la sua credibilità crollerebbe: non era lui, nelle promesse elettorali, quel garante di un governo moderato che ha spinto tanto centrosinistra grossetano alla decisiva desistenza?
Proprio questo è il punto. La destra-destra da sola a Grosseto resta dov’è, minoranza. Ma il sindaco, da solo, non ha i numeri per governare. Insomma, il gioco è pericoloso per entrambi. E se continua così persino il Pd potrebbe ridare segni di vita e ricordarsi che in questa città, due anni fa, da solo prendeva il 50 per cento dei voti.
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