La manifestazione
uno dei protagonisti
«Il governo italiano e il popolo italiano mi hanno dato un aiuto. E quindi voglio aiutare chi mi ha aiutato». Wassem Saleem (nella foto) ha 30 anni, viene dal Pakistan ed è una delle dodici persone...
«Il governo italiano e il popolo italiano mi hanno dato un aiuto. E quindi voglio aiutare chi mi ha aiutato». Wassem Saleem (nella foto) ha 30 anni, viene dal Pakistan ed è una delle dodici persone che ieri hanno varcato il cancello del Vivaio Principina, a Principina a mare, per rimboccarsi le maniche e dare una mano a ripulire l’attività dopo il disastroso incendio che l’ha semidistrutto.
È in Italia da oltre un anno, dopo aver lavorato per un po’ in Libia. «Lavoravo in un bar per la Lavazza», racconta. Poi la situazione in Libia è precipitata e Wassem ha dovuto trovare una via d’uscita. Ha tentato la via del mare, è stato soccorso in mezzo al Mediterraneo insieme agli altri migranti che con lui erano partiti dalla Libia, ed è sbarcato a Reggio Calabria. Poi è stato trasferito in Maremma, Grosseto, al centro di accoglienza (una struttura di seconda accoglienza) della cooperativa Uscita di sicurezza. «In Pakistan ho una moglie e due figli – spiega – Vogliamo solo vivere in pace secondo le regole di questa bella democrazia che c’è in Italia, cosa che non abbiamo nel mio Paese, il Pakistan».
Ieri l’ultimo, proprio nel suo Paese, c’è stato l’ennesimo attentato terroristico, all’ospedale di Quetta, una strage costata la vita a settanta persone in un paese martoriato. «Qui in Italia la gente è rispettosa», dice. Wassem adesso sta aspettando una risposta dallo Stato alla sua richiesta di asilo. La pratica ha già superato un primo step. «Vogliamo solo lavorare e vivere in pace», dice prima di rimettersi all’opera con i suoi compagni per spostare dei grossi vasi da fiore da un capo all’altro del vivaio. (f.f.)
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