Il Tirreno

Grosseto

Un ricamo arabo per il parroco

di Fiora Bonelli
Un ricamo arabo per il parroco

Eisa, siriano, è arrivato a Castel del Piano per imparare a usare ago e filo. E fare un dono a don Gianni

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CASTEL DEL PIANO. Si inaugura mercoledì 10 agosto alle 17, col sindaco Claudio Franci nella palestra della scuola elementare, l’ormai tradizionale mostra di ricamo – all’ottava edizione – delle ricamatrici castelpianesi, ma anche arcidossine e di altri paesi dell’Amiata. Che, sotto la guida magistrale di Laura Fazzi, da qualche anno espongono ad agosto delle vere opere d’arte, realizzate durante l’inverno durante le lezioni settimanali che la maestra tiene nei locali della società Imberciadori della contrada del Monumento.

La mostra è attesissima, perché i lavori della maestra Fazzi e delle sue decine di allieve ormai eccellenti in questa arte dell’ago e del filo non mancano di suscitare l’ammirazione generale.

Le ricamatrici prima della mostra hanno lavorato all’aperto per tutte le sere di luglio e agosto per mostrare a chi voleva come si ricama.

E quest’anno, per la prima volta in otto anni, c’è stato anche un allievo maschio. «Una persona speciale – spiega Laura – che ha voluto regalare al parroco don Gianni il nome di Castel del Piano scritto in caratteri arabi. E ha voluto fare tutto da solo, dopo che io gli avevo mostrato i primi due punti».

Una storia particolare, perché il giovane, 26 anni, è un siriano che sta accompagnando il parroco nel pellegrinaggio a Mont Saint Michel in Normandia e che don Gianni ha chiamato per fare da tutor con altri 21 giovani che sorvegliano il gruppo di 75 persone al momento in marcia verso la strada dell’Arcangelo Michele.

Il ricamatore si chiama Eisa Baddour e viene da Baska Al Ladhiqiyah, in Siria. Studia architettura, ultimo anno, al Politecnico di Milano e ha una grande passione per il design.

«È capitato a scuola – racconta Laura Fazzi – due o tre giorni prima della partenza per Saint Michel e, nel suo italiano ancora approssimativo, ha detto che il giorno seguente sarebbe venuto a ricamare. Lì per lì credevo scherzasse. Invece, il giorno seguente, puntualissimo, si è presentato. Ha detto subito che voleva fare un omaggio a don Gianni, regalandogli il nome di Castel del Piano ricamato in caratteri arabi. Allora abbiamo procurato della stoffa e del filo».

Eisa ha disegnato la scritta sulla pezza di stoffa. Fazzi gli ha mostrato il punto erba e subito lui ha detto: «Basta così». Aveva capito come si faceva.

«Poi – racconta Fazzi – ha messo la stoffa sopra una gamba e ha cominciato a ricamare scrivendo da destra a sinistra, al contrario rispetto a noi. Ha infilato l’ago da solo, ha lavorato per quattro ore. Intanto noi gli chiedevamo qualche notizia: ha un fratello e due sorelle rimaste in Siria, studia, è innamorato di una ragazza all’università. Ho letto la passione per quel lavoro nei suoi occhi e mi sono commossa».

Alla fine della giornata il lavoro era finito. È stato incartato, infiocchettato, pronto per il parroco. «Quando il 13 tornerà dalla Normandia verrà a trovarci, l’ha promesso. Lo aspettiamo a braccia aperte – dice Fazzi –. È stato il primo uomo ricamatore a cui ho fatto lezione e per me è stata una grande scoperta. Un punto erba in lingua araba, poi, non è cosa di tutti i giorni. Bravo Eisa».

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