Il Tirreno

Grosseto

Migranti in aiuto al vivaio, Lega e Fratelli d’Italia si dissociano: "Caduta d’immagine"

Francesca Ferri
Migranti al lavoro come volontari al Vivaio Principina
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Migranti al lavoro come volontari al Vivaio Principina

Tornusciolo e Lolini si scagliano contro sindaco e assessori. Ma Vivarelli Colonna e Agresti difendono l’iniziativa

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PRINCIPINA A MARE. Non bastano le fiamme – vere – che sabato hanno cancellato metà del Vivaio Principina e tre ettari e mezzo di pineta circostante. Nel momento in cui l’attività, in ginocchio per i danni ingentissimi, riceve la solidarietà di una dozzina di migranti umanitari che si rimboccano le maniche per contribuire a pulire e sistemare, volano scintille all’interno della maggioranza.

Tutto nasce dal fatto che l’iniziativa di solidarietà è subito abbracciata dal sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna, e dal suo vice, Luca Agresti (Forza Italia), che ieri mattina hanno accolto a braccia aperte e strette di mano i dodici ospiti della cooperativa Uscita di sicurezza.

Proprio la presenza delle due più importanti cariche cittadine ha fatto saltare i nervi al consigliere Mario Lolini della Lega Nord (primo partito in consiglio) e al collega Gino Tornusciolo, eletto con Fratelli d’Italia e sostenuto da CasaPound. Che si sono pubblicamente dissociati.

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«Il Comune non ha titolo di favorire l’intervento volontario di richiedenti asilo in un’azienda privata – dice Gino Tornusciolo –. Coi soldi che versiamo per l’accoglienza dei migranti si potrebbe sistemare sia il vivaio che la pineta».

Non è un «problema razziale», dice. «Ma non vedo perché – aggiunge – debba esserci l’amministrazione comunale di mezzo. Sabato anch’io mi sono precipitato con l’associazione Deceris per dare una mano. Non c’è bisogno di medaglie. Coi migranti, invece, hanno voluto strumentalizzare tutto. Sono richiedenti asilo? Non c’è bisogno di farli vedere per giustificare la loro presenza qui».

«Come diciamo da tempo noi siamo contro l’immigrazione clandestina, quei migranti non sono rifugiati di guerra», ha dichiarato Mario Lolini ieri alla testata online Il Giunco. La presenza del sindaco, del vicesindaco e dell’assessora Mirella Milli insieme ai migranti è, per lui, «una caduta di stile e d’immagine dell’amministrazione. Non bisogna fare i buonisti a tutti i costi».

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«Si tratta di un’operazione che la legge ci consente – replica il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna –. I richiedenti asilo sono sul nostro territorio e dobbiamo partire dal presupposto che sono in fuga dalle zone di guerra. Si possono criticare i tempi burocratici per il riconoscimento del loro status, ma il dato di fatto è che sono qui legalmente. Ovviamente, sarebbe opportuno mettere mano per snellire il percorso e invito le forze politiche a intervenire sul parlamento nazionale. Ma a chi critica il fatto che siano sul nostro territorio senza fare nulla, noi oggi rispondiamo così. È lodevole che molti abbiamo accettato di dare così il proprio contributo alla città».

«Ringrazio la cooperativa Uscita di Sicurezza e i ragazzi richiedenti asilo per aver voluto dare il proprio contributo in questa emergenza – è il commento del vicesindaco Luca Agresti –. Spiace, quindi, leggere dichiarazioni di consiglieri comunali di maggioranza che si inoltrano in ragionamenti che non posso condividere».

«Gridare allo scandalo _ prosegue Agresti _ perché alcuni stranieri partecipino volontariamente alla vita della città è scorretto tanto quanto dare loro degli immigrati clandestini: occorre distinguere tra legalità e illegalità e noi lo faremo sempre. È invece sbagliato, nell’emergenza, fare distinzioni fra cittadini, aziende ed enti pubblici: la comunità nella quale viviamo è unica, non esistono compartimenti stagno. Oggi è una storica azienda vivaistica ad aver bisogno e noi ci siamo. È sbagliato fare disinformazione affermando che i richiedenti asilo intaschino 35 euro al giorno quando invece sono le strutture che li ospitano a ricevere la sovvenzione in motivo di una legge nazionale che, se non piace, cosa che comprendo, i livelli da interessare sono più alti di quelli comunali. Fin quando ci saranno i richiedenti asilo, apprezzeremo ogni loro gesto per ricambiare l’ospitalità: occuparsi delle Mura, dei parchi, della pineta saranno impegni di valore per noi e per la maggioranza dei cittadini».

Nella polemica interviene anche il presidente della cooperativa Uscita di sicurezza, Luca Terrosi. «Gli interventi di qualche consigliere, se non dimostrassero una scarsa conoscenza della cosa pubblica, potrebbero anche sembrare comici», commenta. «I richiedenti asilo che vivono nelle nostre strutture hanno aderito ai progetti di volontariato attivati dal Comune di Grosseto come da tanti altri comuni toscani e hanno accettato la proposta della cooperativa di prestare il proprio aiuto per riparare ai danni subito da un’azienda del nostro territorio».

Anche Terrosi ribadisce che i 35 euro al giorno «non vanno nelle tasche dei migranti». E va oltre. «Servono – spiega – ad alimentare il sistema dell’accoglienza che dà lavoro a tanti operatori, per la maggior parte italiani. Persone che, in alcuni casi, hanno persino dato il loro voto alle ultime elezioni a Fratelli d’Italia, consentendo al centrodestra di avere la maggioranza in consiglio comunale. Parte di quei 35 euro servono poi a pagare le spese del vitto per i richiedenti asilo che viene preparato usando prodotti principalmente dalle aziende locali. E posso assicurare che gran parte di quel denaro viene speso in riso, uno dei cibi più apprezzati dai ragazzi che ospitiamo», chiosa. Un messaggio soprattutto per Lolini, uno dei più importanti produttori di riso della Maremma.

 

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