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Grosseto

Maxi rogo a Principina: il vivaio non molla, gara di solidarietà per ripartire - Video

Francesca Ferri
Maxi rogo a Principina: il vivaio non molla, gara di solidarietà per ripartire - Video

Mezza attività distrutta nell'incendiuo, ma Teresini va avanti tra clienti e amici che sin dal giorno dopo le fiamme affollano l’attività

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PRINCIPINA A MARE. «Le sente le cicale?». Loretta Teresini alza lo sguardo ai pini carbonizzati che ancora a fatica fanno ombra al suo vivaio. Poi lo sposta leggermente. «Ecco, vengono da quei pini là, quelli verdi. C’è ancora vita».

C’è ancora vita al Vivaio Principina, a Principina a mare, semidistrutto da un pauroso incendio che sabato ha tenuto sotto scacco la pineta e il paese della piccola stazione balneare di Grosseto. Il bosco ha pagato un tributo di sangue e linfa: 3 ettari e mezzo di pineta sono cenere. Il fuoco si è mangiato anche un altro ettaro e mezzo tra un campo incolto e l'attività di Teresini, che vi si affaccia.

VIDEO La titolare del vivaio distrutto: "Dobbiamo ripartire"

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Nonostante tutto, però, domenica 7 il vivaio era aperto. E affollato di clienti. Tantissime persone hanno varcato la soglia, passando sotto lo striscione mezzo annerito che era l’insegna del vivaio e avanzando sulla cenere. Il lato sinistro dell’attività è andato in fumo.

Alcuni pini sono pezzi di carbone, altri sono mezzi abbrustoliti. «Dodici o tredici dovranno essere abbattuti - spiega - Gli altri vedremo. A volte si capisce anche dopo un anno se sopravvivono o no allo choc termico. Il fatto che abbiano la chioma verde non vuol dire niente».

Della serra non rimane che lo scheletro. «Pesavamo di poter salvare la struttura, ma andrà cambiata anche quella», dice Teresini. Poi ci sono i vasi, crepati per il caldo. Le piante grasse, afflosciate su se stesse. Lo scheletro della casetta che ospitava gli uffici. E, sotto un dito di fuliggine, qualcosa che assomiglia a un tavolo con delle sedie, apparecchiato come per un pranzo. «Eravamo proprio a tavola, sabato, quando ho sentito odore di fumo. Mi sono girata e ho visto il fuoco. Già la mattina era scoppiato un piccolo incendio, avevamo chiamato i vigili, era stato spento. Ma ero preoccupata. Quando il fuoco è arrivato, è stato un attimo. Abbiamo fatto in tempo a spostare i mezzi, ma non la contabilità, né la cassa. Come Davide contro Golia. Così ci siamo ritrovati davanti alle fiamme. Vede? Quella è una mozzarella che avevamo messo nel piatto».

Accenna un sorriso Loretta. È una donna minuta, ma ha la forza di un gigante. Cinque anni fa ha preso in mano le redini del vivaio di famiglia fondato dal padre, Marcello Teresini, negli anni Sessanta.

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Quest’anno, spiega lui stesso, avrebbero festeggiato i cinquant’anni di attività. «Ma si fa lo stesso la festa. E domani si mette la recinzione», dice Marcello, 82 anni «e mezzo» aggiunge mentre, seduto sulla sua bici, accoglie conoscenti, amici e colleghi che da ore arrivano per vedere con i propri occhi il disastro, portare una parola di conforto e dare una mano.

«Tanti ci hanno chiesto se avevamo bisogno di aiuto – dice Loretta – e verranno domani a darci una mano. Abbiamo avuto tantissima solidarietà da parte di tutti, da parte dei privati, del Comune, dei nostri clienti, di chi veniva qui saltuariamente e vuole partecipare a questa a ricostruzione: questa cosa ci dà grande coraggio e spinta».

«Forza signora», le dice una cliente passando. «Grazie», risponde Loretta commossa.

Un’altra signora voleva comprare un ibiscus. «Le ho detto che costava 10 euro – dice Teresini – me ne ha voluti dare 50. Altri volevano lasciare dei soldi. Dei clienti stavano cercando un cactus in condizioni accettabili; ne hanno scelto uno, ho detto loro che molto probabilmente sarebbe morto perché era stato sottoposto a calore eccessivo. Ma volevano comprarlo a tutti i costi».

Si avvicina una donna con accento piemontese. È una turista. Vuole stringere la mano a Loretta. «Domani torniamo a comprare qualcosa», le dice.

«In tanti hanno comprato più piante rispetto a quelle che avrebbero preso, per darci una mano», dice la titolare.

La conferma arriva subito. Laura e Fabi e loro figlio Timo arrivano da Creisheim, Germania. «Siamo qui da due settimane e oggi ripartiamo – dicono, con una vaschetta di piccole piante grasse in mano – Le portiamo in Germania. Ne abbiamo comprato volentieri qualcuna in più».

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«Sono piccole grandi testimonianze di affetto, di fiducia: fa piacere», dice Loretta fra una telefonata e l'altra. Il cellulare gronda di parole di solidarietà di amici e colleghi. Alcuni vengono di persona.

Come Roberto Barbini, titolare di un altro storico vivaio a Grosseto. Ha la voce rotta. «Ti siamo nel cuore – dice –. Tanti sacrifici… Un disastro economico e morale. Ma dovete ripartire».

C’è anche Carlo Pepi, del ristorante Gli Attortellati, che si trova a qualche chilometro di distanza, sulla strada della Trappola. «Sei hai bisogno di qualcosa, sai dove siamo», dice a Teresini.

«Ieri il personale del campeggio Cieloverde è stato in assoluto il primo a venire ad aiutarci. Oggi tantissimi sono venuta a testimoniarmi solidarietà, a offrirmi aiuto. Anche il Comune mi è molto vicino, con il sindaco, gli assessori Turbanti e Agresti. Io cerco di essere forte, ma le parole di conforto che mi arrivano mi fanno emozionare», dice Loretta. E gli occhi diventano rossi.

«Quindi domani (oggi per chi legge) ripartiamo con la ricostruzione – dice Loretta –. Rimettiamo le piante, rimettiamo a posto, siamo qui alla vendita».

Anche il Comune si sta muovendo. Con la cooperativa sociale Uscita di sicurezza ha in programma un’azione di volontariato per sostenere la riapertura dell’attività e la presenterà stamattina al vivaio.

Che vuole riaprire, vuole tornare alla normalità. E vuole riprendere le sue iniziative. «Eravamo in procinto di organizzare il Piccante il fiera, una mostra mercato che facciamo ogni anno, dedicata al peperoncino con tante attività connesse in tema, eventi gastronomici, musicali. Faremo di tutto perché si possa fare. La volontà nostra è la volontà di tutti», conclude Loretta.

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