Proteste
«Abbiamo perso tutto»
La titolare e i suoi operai in lacrime raccontano il dramma e la fuga
GROSSETO. «Abbiamo perso tutto». La titolare Loretta Teresini è stravolta, piange e abbraccia chi le porta solidarietà, gente che va e viene dal residence, a piedi o in bici da Marina di Grosseto a Principina per darle una carezza sulle spalle o una parola di conforto. Si sciolgono in lacrime - appena li abbracci - anche Luly Subashi, 40 anni, e il coetaneo Ghenti Buzani, due operai albanesi da sempre considerati le colonne operative dell’azienda e che non si danno tregua per salvare l’attività. Una famiglia storica di imprenditori - i Teresini - che fa questo lavoro «da secoli», come commentano i grossetani a testa bassa; una famiglia che ha letteralmente arredato e “disegnato” giardini e verande di tutta Principina e di tantissimi maremmani, compresa l’aiuola tra la Trappola e via del Delfino e quella comunale dentro la frazione balneare.
Ieri mattina, in realtà, lì davanti al vivaio gli incendi sono stati due: il primo è stato spento praticamente subito ed è stato di dimensioni modeste, il secondo ha provocato il caos. Due episodi temporalmente separati e che non sappiamo quanto siano collegati o meno. In un caso si può immaginare che «l’innesco» iniziale (spontaneo o doloso è da capire) sia sempre lo stesso e che il fuoco, forse non spento del tutto, sia ripartito per colpa del vento. Altra ipotesi è che si sia sviluppato un secondo incendio indipendente dal primo e che ha acquistato dimensioni maggiori. Tanti anche i dubbi di Loretta. «Verso le 10-10.30 - ci conferma - un primo fuoco era partito laggiù (indica, ndr), anche quello un centinaio di metri vicino al nostro vivaio, in un campo di fieno. Era stato spento dai vigili del fuoco. Può darsi che il forte vento di maestrale l’abbia poi riacceso., chissà: io non so cosa sia successo. Mi dicono però che intorno alle 12 siano stati visti alcuni ragazzini che con i secchi spegnevano le fiamme». Forse quelle di prima erano rimaste vive sotto la cenere ? «Davvero non so nulla. Fatto sta che alle 13 abbiamo visto che il fuoco ha ripreso forza: siamo andati anche noi coi nostri dipendenti ed estintori ma non era assolutamente domabile e non è stato possibile far niente: ce lo siamo ritrovato nel vivaio in poco tempo e siamo fuggiti: ci stava mangiando tutto. Erano circa le 13, noi eravamo in 5 compreso mio marito. Siamo corsi fuori con le poche cose che avevamo e che potevamo tirar fuori agevolmente, ossia macchine, camion, ma tutto quello che è rimasto dentro è perduto. Un annesso agricolo con ufficio e magazzino. Danni enormi. Avevamo un deposito di gasolio a rischio. È andato a fuoco gran parte del patrimonio della nostra pineta e del vivaio. Tutte le piante, l’attrezzatura: credo di aver perso tutto».
Stravolti e in lacrime Luly e Ghenti, gli operai di Loretta che per ore hanno lavorato con acqua, pale e attrezzi vari, a margine dell’attività dei vigili. «Io ero al lavoro - racconta Luly - Il vento era altissimo, fortissimo. Non abbiamo fatto in tempo a salvare le cose che purtroppo ci siamo visti arrivare il fuoco dalla strada principale. Eravamo qui al lavoro e non si poteva far nulla, abbiamo fatto quel che si poteva ma era quasi impossibile, le fiamme hanno attaccato tutto...».
All’interno del vivaio, ieri verso le 15 mentre non erano ancora domati gli ultimi fuochi, la situazione era spaventosamente lunare. Un forte odore di plastica (i vasi andati a fuoco), le piante incenerite, grosse palme attaccate alla base e mangiate - a salire - dalle fiamme. Cumuli di terra, la pineta incenerita. Piante carbonizzate. La parte finale del vivaio che dà verso la pineta e la tenuta dei Ponticelli erao prese d’assalto dagli ultimi fuochi che ogni tanto il vento riaccendeva. Per tutto il pomeriggio è stata una corsa contro il tempo. I vigili del fuoco hanno lavorato a lungo per domare questa ennesima, probabile, sfida del piromane che ha colpito per l’ennesima volta in maniera durissima.
Difficile escludere una mano dolosa.
Nel tardo pomeriggio, dopo ore di lavoro, l’incendio poteva dirsi concluso ed è iniziata la lunga fase della bonifica. A sorvegliare il tutto è stata ancora la titolare che con occhi impietriti non ha mai mollato. «Ora in qualche modo - ci ha detto intorno alle 21 di ieri sera - mi sento più sollevata anche se è stato un colpo al cuore enorme. Forse andrebbero spesi più soldi per la prevenzione. Lotti con le unghie e coi denti, ti ritrovi nell’incuria. E ti chiedi se ne vale la pena».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
