La manifestazione
Due settimane per non perdere lo stadio
Il Comune ha inviato la diffida alla società di Max Pincione: «Paghi le fatture emesse oppure dovrà lasciare l’impianto»
GROSSETO. La lettera di diffida alla F.C. Grosseto da parte del Comune è partita. È questa la novità di giornata della telenovela che rischia di non far battere nemmeno più il cuore dei tifosi, ridotto a brandelli per le sorti della squadra e del campionato che verrà.
Ieri mattina l’ufficio legale ha spedito la diffida annunciata dall’assessore allo Sport Fabrizio Rossi, che ha deciso di tirare dritto nonostante le parole dell’avvocato della società. «Anzi, a maggior ragione - spiega l’assessore - Adducci ha detto di essere convinto che fino a maggio la società potrà continuare ad utilizzare lo stadio. Non può, invece, a meno che non paghi le due fatture che sono già state emesse». Nessun cedimento, quindi, da parte dell’amministrazione comunale nei confronti della società dopo lo strappo che si è consumato tre giorni fa quando la F.C. Grosseto ha chiesto al Comune un risarcimento di tre milioni di euro per le promesse fatte e non mantenute.
I conti sono presto fatti: per restare allo Zecchini e giocare il prossimo campionato di serie D la società guidata da Pincione dovrà pagare due fatture: una da 5.041, 67 euro e l’altra da 3.781,25 (entrambe comprensive di Iva) per le prime sei mensilità del canone. Poi, una volta saldate le fatture e prima che vengano emesse le altre due fatture, si potrà tornare a ragionare. «L’avvocato Adducci ha detto che resterà allo stadio nonostante la nostra diffida - dice l’assessore allo Sport - Non tiene conto del fatto che se la società non paga il contratto viene considerato risolto. Contratto per altro, che scade a fine agosto e che mai è stato rinnovato tacitamente».
Quello che il Comune ha infatti fornito alla società, in vista dell’ipotesi di ripescaggio nella Lega Pro, è un documento che attesta la disponibilità dell’impianto e che serviva quindi a dare garanzie alla Figc. La società, però, non ha approfittato nemmeno dell’ultima finestra che era stata lasciata per il ripescaggio. «E tutto questo - dice Rossi - è praticamente passato sotto silenzio, tanto erano tutti concentrati a discutere sulla richiesta di risarcimento presentata dalla società». I rapporti tra Comune e società difficilmente torneranno distesi in tempi brevi, a meno che non venga saldato quel debito che permetterà di ripartire da zero. Ma anche in città, tra i tifosi, il clima non è tra i più distesi, tra ipotesi di boicottaggi o chiamate alla compattezza per tornare a riempire lo stadio.
«È difficile ripartire in queste condizioni - dice ancora Rossi - quando abbiamo di fronte un presidente che dice che non taglierà nemmeno un filo d’erba. La manutenzione del manto erboso non spetta certo al Comune».
La precedente amministrazione, tra il 2011 e il 2014 ha speso più di settecentomila euro per lo Zecchini. E quando l’iscrizione alla Lega Pro sembrava fattibile, l’amministrazione comunale che aveva chiesto alla società di far giocare una volta ogni due settimane il Roselle allo Zecchini, si era anche presa l’impegno di contribuire con 25.000 euro alla sistemazione del mando. «La società aveva storto il naso alla nostra richiesta di ospitare il Roselle - dice ancora Rossi - ma ci avevano detto che la difficoltà maggiore, se avessero schierato in campo giocatori professionisti, avrebbe riguardato proprio il terreno di gioco. Noi siamo andati incontro alla società ma la risposta che abbiamo ottenuta non è stata dello stesso tenore». Richieste di risarcimenti milionari, accuse, come quella della firma della variante per la realizzazione del campo di Roselle che per Pincione è stata fatta in un attimo, quando in realtà ha seguito un iter lungo più di un anno. «Qui non siamo a favorire una società rispetto a un’altra - chiude Rossi - ma non possiamo nemmeno più continuare a subire questi attacchi senza prendere contro misure». Le contro misure ora sono partite. Dall’ufficio legale del Comune.
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