Il Tirreno

Grosseto

Pincione resiste: «Restiamo qui almeno fino a maggio»

di Paolo Franzò
Pincione resiste: «Restiamo qui almeno fino a maggio»

Secondo l’avvocato del Grosseto la convenzione è rinnovata Nessun timore per la diffida annunciata dall’amministrazione

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GROSSETO. «Ai tifosi del Grosseto voglio dire che siete vittime di giochi politici che vogliono portare il Roselle al posto del Grosseto». È un Max Pincione senza peli sulla lingua, quello che convoca a sua volta un’altra conferenza stampa, per replicare a distanza di poche ore, a quella del Comune. Il presidente biancorosso, collegato in video dagli States replica punto su punto al Comune, rimanendo fermo sulle proprie posizioni. A supportarlo, nella sede allo Zecchini, l’avvocato Adducci: «Sappiamo che ci arriverà la lettera di diffida dal Comune, ma non siamo preoccupati. Loro si sono impegnati a darci il campo e fino a maggio del prossimo anno resteremo qui, questo è certo. Nella convenzione che a mio modo di vedere si è rinnovata tacitamente per un altro anno – prosegue il legale della società – che scade il 28 di questo mese, non c’è scritto da nessuna parte che ci possono sfrattare e comunque, quando abbiamo presentato la domanda di iscrizione in serie D, loro ci hanno dato la disponibilità del campo per la stagione ventura. Se dovesse arrivare uno sfratto, se la vedranno anche con la Figc e poi, mica penseranno di poterci buttare fuori così facilmente». Poi interviene di nuovo Pincione: «Ma non farebbero prima a concederci questa benedetta convenzione per 5 anni, piuttosto che buttarci fuori? Comunque, quando arriverà la diffida, ci muoveremo nelle sedi opportune e sappiamo quanto queste cose vanno per le lunghe».

Nessuno dice più di voler portare il Grifone a giocare altrove. Ma quello che si annuncia, se le parti non si verranno incontro, è un periodo che definire difficile, pare eufemistico. Anche perché, ci sarà da dividere lo Zecchini con il Roselle e per adesso, nessuno ha provveduto a nessun tipo di lavoro, tanto meno sul manto erboso. «Ecco, il Roselle – dice ancora Pincione – Magari se il Comune ce lo avesse chiesto? Invece no, ha dovuto imporci questa coabitazione. Io non ho niente contro il Roselle, ma sono i modi che non mi piacciono. Per altro, la stessa convenzione, non prevedeva alcuna coabitazione con un altro club, se non con l’atletica leggera. Che per altro, con le recenti manifestazioni, ha contribuito solo a danneggiare il fondo del campo, con attività come quella del lancio del peso. Danni che hanno ancora bisogno di una valutazione». Poi, lo stesso Pincione va a monte di tutto e torna indietro di un anno: «Non esiste alcun verbale di consegna dello stadio all’FC Grosseto. Noi non sapevamo che l’impianto che ci veniva consegnato, versava già in cattive condizioni, per come lo aveva lasciato il precedente concessionario. Tante cose ci sono state nascoste in quei giorni, mentre tante promesse ci venivano fatte. Per questo non pagheremo il canone che ci chiedono. Ma come, chi c’era prima addirittura non ha pagato gli ultimi 3 anni, ha lasciato lo stadio in condizioni pietose, tutto questo ci viene nascosto e poi noi dovremmo pagare? Questa è una partita che ce la giocheremo ancora a lungo». Aggiunge Adducci: «Se il presidente e i suoi investitori, avessero saputo della causa del Comune con la vecchia proprietà, non avrebbero mai sposato il progetto Grosseto. Ci hanno liquidato 3.500 euro? Noi non li abbiamo visti. Il problema è che questa società si è fidata delle parole e delle promesse, ma se fossimo stati a conoscenza di tutto questo, oggi non saremmo qui». Pincione conferma: «Mai avremmo sposato questo progetto se non ci fossero state fatte e ribadite più volte, determinate promesse, circa lo stadio, come sul campo di via Austria. Il Tagliaerba? Ce ne sono 4; uno in riparazione e 3 abbandonati dai tempi di Camilli. Ma come, in una settimana hanno sistemato la variante di Roselle e in un anno intero non sono riusciti a concederci questa benedetta convenzione? Era tutto pronto per la domanda di ripescaggio, tutto. Se non l’abbiamo fatta, è solo responsabilità dell’amministrazione. Senza il quinquennale, i nostri soci non investono, perché non è possibile un progetto per il futuro. Ora ci troviamo con un impianto con tubi che perdono, bagni rotti e tutto ereditato dalla precedente proprietà e dovremmo pagare noi?». Il muro contro muro, va avanti.

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