Attenzione
La replica di Borghi: «Nessuna promessa»
L’ex assessore sposa la linea della giunta e ribadisce la regolarità della convenzione attuale
GROSSETO. «Dobbiamo superare questo momento di scollamento e alla fine deve prevalere il senso di appartenenza alla città e l'amore per i colori e per la maglia del Grifone».
Paolo Borghi, l’ex assessore allo sport interviene, da esterno, sullo scontro tra Fc Grosseto e Comune. Il presidente Pincione ha chiamato più volte in causa l’ex vicesindaco, accusandolo di non aver firmato, come promesso, la convenzione quinquennale per la gestione dello stadio Zecchini.
«Voglio innanzitutto chiarire - dice Borghi - che io non mai promesso niente. Il 28 agosto 2015 abbiamo firmato una convenzione, tutt’ora in vigore, nella quale si specifica che l’Fc Grosseto deve pagare un canone di 15.000 euro e senza quel pagamento non si può fare davvero niente. Lo dice la legge, non Paolo Borghi o Fabrizio Rossi. Da parte nostra c'è sempre stata la massima disponibilità, ma serve collaborazione da parte della società. Al momento in cui viene regolarizzato il pagamento il consiglio comunale può dare l'approvazione ad una concessione pluriennale».
Borghi, da tifoso del Grosseto, segue con attenzione questa vicenda e rimane stupito nel leggere alcune dichiarazioni di Pincione. «La convenzione che è stata deliberata dalla giunta Bonifazi ed è regolare - tiene a precisare - sulla base di quella che veniva fatta nei quindici anni di gestione Camilli, che era tenuto a pagare un canone ed anche un affitto per la sede».
«Per quello che riguarda la manutenzione - aggiunge l'ex amministratore - è chiaro che il Grosseto è tenuto a tenere l'impianto nelle condizioni in cui era stato consegnato. E deve essere chiaro che non è l'assessore a stabilire se questo o quel lavoro rientra nell'ordinario o nello straordinario, ma è competenza di tecnici del settore lavori pubblici o sport».
«Leggo che Pincione definisce disastrosa la situazione dello stadio Zecchini - conclude Borghi - e del sussidiario Palazzoli. Ma l'erba mica deve tagliarla il Comune. Il compito spetta al Football Club Grosseto. Mi auguro solo che prevalga il buon senso e che quella di portare la squadra a giocare fuori dalla città sia solo una battuta dettata dalla rabbia del momento. Il Roselle? Sono stato il primo a ipotizzare con la famiglia Ceri di far giocare la squadra per un anno allo Zecchini: è una soluzione logica».
Maurizio Caldarelli
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