Sicurezza
Vendevano all’estero ricambi di bici rubate a Grosseto
I carabinieri hanno arrestato due giovani ricettatori Nascondevano le due ruote in aperta campagna
GROSSETO. A quella che potrebbe essere una vera e propria organizzazione criminale, i carabinieri stanno dietro da diverso tempo. E, dopo aver arrestato qualcuno ritenuto di essere l’esecutore materiale dei furti di biciclette commessi in città, ieri mattina hanno accompagnato al carcere di via Saffi due ragazzi che, secondo il giudice per le indagini preliminari Valeria Montesarchio, erano coloro che rivendevano i pezzi delle bici all’estero.
I carabinieri di Grosseto, con l’ordine di custodia cautelare firmato dal gip, hanno quindi accompagnato al carcere di via Saffi Boris Martinov, moldavo di 32 anni insieme al suo complice Florin Tiberiu Udila, che ha 18 anni compiuti da pochi mesi ed è di origini romene, sono stati portati al carcere di via Saffi.
I due non avevano la residenza a Grosseto ma si appoggiavano da alcuni conoscenti. I furti probabilmente venivano fatti su commissione: dai garage e dai giardini dei grossetani sono sparite decine di biciclette e i carabinieri del nucleo investigativo, sono riusciti a recuperarne una quindicina. Biciclette in fibra di carbonio, il sogno proibito di tanti appassionati delle due ruote. Biciclette che potevano costare anche 12.000 euro ciascuna. Le bici, una volta finite nelle mani dei due venivano smembrate: dal telaio venivano tolte le ruote e il cambio e i pezzi di ricambio, venivano sistemati in alcuni sacchi di cellophane e nascosti in campagna pronte per essere caricate sui furgoni diretti all’estero.
Le parti di biciclette rubate venivano poi rivendute nei Paesi di origine dei due. Le due ruote dei grossetani quindi, finivano in Pesi fuori dalla comunità europea. I due arresti sono stati possibili grazie a lunghi mesi di indagini dei carabinieri di Grosseto che hanno seguito i movimenti dei due ricettatori finiti in carcere ieri mattina.
Il giro d’affari sarebbe stato consistente: i pezzi di ricambio finivano sul mercato nero dove andavano letteralmente a ruba tra gli appassionati di ciclismo stranieri.
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