Il Tirreno

Grosseto

Inceneritore di Scarlino Il concordato passa

di Alfredo Faetti
Inceneritore di Scarlino Il concordato passa

Fumata bianca dal tribunale: l’adunanza dei creditori ha votato la ristrutturazione Dopo i lavori di ammodernamento l’impianto potrà essere riaperto

2 MINUTI DI LETTURA





SCARLINO. Via libera al concordato di Scarlino Energia. La fumata bianca dal tribunale di Grosseto è arrivata nei giorni scorsi, dopo che l’adunanza dei creditori ha votato a favore della ristrutturazione del debito studiata dalla società a capo dell’inceneritore del Casone. La stessa che ora potrà continuare con il suo programma di ripresa dell’attività, attraverso ammodernamenti all’impianto previsti dalle nuove autorizzazioni rilasciate dalla Regione Toscana il settembre scorso e una nuova strategia che permetta di riaccendere i forni nel secondo semestre del 2017. Il fallimento è stato scongiurato, ma la strada è ancora molto in salita per Scarlino Energia. Alcuni dei sessanta lavoratori impegnati nella fabbrica prima dell’ultima chiusura, infatti, hanno lasciato il loro posto vista la situazione caotica in cerca di un altro più stabile. Ci sono poi tutti gli interventi ordinati dalle prescrizioni di Via (valutazione d’impatto ambientale) e Aia (autorizzazione integrale ambientale) che obbligano a rivedere molti aspetti tecnici del funzionamento dell’inceneritore, in modo da impedire le continue fermate che nel corso del 2014 hanno portato ad allarmare sia i comitati sia le amministrazioni comunali di Follonica e Scarlino, visto che un brusco stop al processo d'incenerimento porta a grosse emissioni di sostanze nocive. E parliamo di almeno centoquaranta fermate in dieci mesi.

Infine, occorre riallacciare i rapporti con quelle realtà (fornitori e indotto) legate all’attività di incenerimento.

Una grande mole di lavoro per la società, che dovrebbe concludersi nella seconda metà del 2017, quando - stando ai programmi di Scarlino Energia - dovrebbero riaccendersi i forni. Ma intanto è stato evitato il precipizio. I sessanta milioni di euro di debito accumulati nel corso degli anni con duecento quaranta diversi creditori hanno messo a forte rischio la sopravvivenza della società, che probabilmente è riuscita a salvarsi con quella mossa dell’aprile 2013, quando si è scissa in due nuove società: una nuova Scarlino Energia srl (con una diversa partita Iva) su cui sono stati trasferiti tutti i debiti spogliandola dei beni immobili che invece sono stati conferiti alla neocostituita Scarlino Immobiliare srl, che invece ha debiti solo con Mps.

Una scissione su cui ha aperto un’indagine anche la Procura di Grosseto e che in ogni caso ha sollevato molti dubbi.

A dare qualche risposta ci ha provato Francesco Carri, commissario nominato per il concordato, che nella relazione consegnata al giudice grossetano ha messo in risalto due aspetti importanti: il primo è che «la proposta possa essere la più conveniente per i creditori rispetto alla liquidazione», mentre il secondo riguarda il fatto che il Carri «non rileva irregolarità nella scissione» della società in due nuove. Una relazione che sembra aver convinto l’adunanza dei creditori.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa