Toscana
Simiani successore di se stesso
Il segretario uscente Pd votato come traghettatore anche dai borghiani. La segreteria invece decade
GROSSETO. In casa Pd non si può mai dare nulla per scontato. Ieri l'assemblea provinciale del partito ha fatto registrare ben tre sorprese (si fa per dire): 1) la fiducia a Simiani nel ruolo di successore di se stesso, cioè traghettatore del partito verso il referendum e il congresso; 2) il voto di Paolo Borghi e di parte dei borghiani al documento Franci, che suggeriva la soluzione al punto 1; 3) l’assenza, ancora una volta, del segretario regionale, che aveva comunicato la sua indisponibilità il giorno precedente e al quale, evidentemente, non hanno detto che in Maremma la malaria è da tempo debellata.
Comunque - dicevamo - Simiani resta al suo posto, come pronosticato ieri dal nostro giornale. Le sue dimissioni vengono di fatto respinte. Decade, invece, la segreteria al completo, presentata giusto un anno fa nella sede dell’Isgrec. A votare la fiducia la Simiani sono 41 membri degli oltre 250 che compongono l'assemblea (anche se in realtà pare che in regola con il tesseramento risultino “solo” 222 dirigenti). Non proprio una maggioranza schiacciante, ma in una riunione convocata di sabato mattina alle 9 (iniziata quasi alle 11 e conclusa alle 14,30) il 30 luglio, basta e avanza. Il Pd è così. Lo sottolineano, per primi, su Facebook, alcuni dirigenti assenti, come per esempio Alfredo Veltroni.
Alla votazione sul documento scritto da Claudio Franci (e concordato con i sindaci) partecipano in 54: oltre ai 41 ok si registrano 12 astensioni e il solo Roberto Valente mantiene la posizione di contrarietà. Il deputato Luca Sani viene segnato assente. I suoi e gli aderenti a Campo Democratico vanno sull’opzione pilatesca: il non voto. Ma il vero colpo di scena è quando si scopre che anche Paolo Borghi, Patrizia Siveri, Claudio Gabbolini e altri hanno scelto di allinearsi sulla conferma di Simiani, con una segreteria di “commissari” costituita da sindaci e segretari dell'unione comunale. I nomi si sapranno in seguito. Simiani, un mese fa, si era messo a disposizione del partito, ma a Grosseto, come un po’ in tutto il resto della Toscana e in Italia, la volontà è quella di prendere tempo. A frenare sull’ipotesi di dimissioni e avvicendamenti dei segretari perdenti (per salvare anche se stesso) era stato proprio Dario Parrini, chiedendo “unità e compattezza” in vista del referendum costituzionale di ottobre. La ricetta grossetana, quindi, non poteva prescindere da tarallucci e vino.
Lo si è capito quasi subito dalle parole del segretario, dai contenuti del documento Franci, dalle parole di Leonardo Marras e di alcuni sindaci intervenuti a rinforzo. Dura la disamina del presidente dell’assemblea Barbara Pinzuti, pochi sconti anche da Siveri, Sensi e Valente. Le conclusioni le ha tirate Antonio Mazzeo, qundo ormai la platea era ridotta al minimo, stremata dalla fame. Per il Comunale se ne riparlerà più avanti. Qui probabilmente la soluzione migliore è il commissariamento. Mazzeo - a nome del regionale - si è detto disponibile, «una volta verificato il percorso». Intanto fuori dal Pd premono quelli di Terzo Tempo, questo il nome dato al gruppo ex Lista Mascagni. L’auspicato rinsanguamento potrebbe arrivare proprio da loro.
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